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  • Lunedì 10 agosto 2026

In Cisgiordania c’è troppo contante

Sembra paradossale ma è un grosso freno per l'economia palestinese, e ovviamente c'entra Israele

Un cambiavalute a Betlemme, in Cisgiordania, 7 luglio 2026 (AP Photo/Mahmoud Illean)
Un cambiavalute a Betlemme, in Cisgiordania, 7 luglio 2026 (AP Photo/Mahmoud Illean)
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Il governo di Israele ha a disposizione molti metodi per mettere in difficoltà l’economia della Cisgiordania, e in particolare quella parte di territorio governata dall’Autorità nazionale palestinese, il governo dei palestinesi riconosciuto a livello internazionale. Uno di questi metodi è controintuitivo: fare in modo che in Cisgiordania ci sia troppo contante.

Detta così sembra una cosa poco sensata: istintivamente si può pensare che se in un territorio c’è tanto contante significa che ci sono tanti soldi, e che quindi le cose vanno bene. Fino a poco tempo fa nella Striscia di Gaza assediata e bombardata da Israele il contante era così scarso che c’erano persone che riparavano le banconote danneggiate per poterle usare nei mercati. Se invece in Cisgiordania di banconote ce ne sono tante sarà un bene. Non è così.

La Palestina non ha una valuta propria, e quindi per i pagamenti e le transazioni si usa prevalentemente quella israeliana, lo shekel. Non ha nemmeno una propria banca centrale, e per la gestione della politica monetaria si deve affidare a quella di Israele: la Banca d’Israele, appunto. Per varie ragioni attualmente in Cisgiordania entrano molti più shekel in contanti di quanti ne escano. Questo perché molti palestinesi che lavorano in Israele vengono pagati in contanti, e tornano in Cisgiordania con le loro banconote. Inoltre, molti cittadini palestinesi di Israele comprano beni come la benzina e le sigarette in Cisgiordania, dove sono più economici, facendo entrare nel territorio ulteriori contanti.

Nella maggior parte dei paesi del mondo quando circolano troppi contanti la banca centrale si occupa di assorbirli. Se per esempio in Italia una banca come Unicredit o Intesa Sanpaolo dovesse avere troppi contanti in deposito, la Banca d’Italia li ritirerebbe e li accrediterebbe alle rispettive banche in forma elettronica, in modo che il denaro possa essere usato per elargire mutui e prestiti, fare pagamenti e in generale far girare l’economia.

– Leggi anche: I palestinesi in Cisgiordania sono esasperati dai loro politici

Ma la Banca d’Israele limita la quantità di contanti che riceve dalle banche commerciali della Cisgiordania, a seguito di accordi presi negli anni Novanta. La Banca d’Israele accetta dalle banche della Cisgiordania 18 miliardi di shekel all’anno (circa 5 miliardi di euro), mentre i contanti che le banche locali devono gestire sono quasi il doppio, 30 miliardi di shekel (8,5 miliardi di euro). Fino all’ottobre del 2023 – quando ci fu l’attacco di Hamas contro Israele – il governo israeliano alzava periodicamente questa quota, consentendo al contante in eccesso di essere assorbito dalla Banca d’Israele. Poi ha smesso: è probabilmente una ritorsione economica intenzionale.

Il risultato è che in Cisgiordania le banche commerciali locali hanno tantissimo contante che non possono inviare alla Banca d’Israele affinché sia accreditato in forma elettronica.

Secondo Associated Press il contante è così tanto che le banche stanno finendo lo spazio fisico in cui metterlo. Di conseguenza, spesso le banche della Cisgiordania smettono di accettare depositi di contanti dai loro clienti, che a loro volta si trovano ad avere del contante in eccesso.

Una donna palestinese ritira denaro a Betlemme, in Cisgiordania, 7 luglio 2026 (AP Photo/Mahmoud Illean)

Tutto questo contante inutilizzato è un grosso problema per l’economia della Cisgiordania, perché non può essere reinvestito, non può essere dato in prestito, non può essere usato per le transazioni elettroniche e in generale è molto difficile metterlo a frutto.

Facciamo un esempio. Un piccolo imprenditore della Cisgiordania riceve quasi tutti i suoi pagamenti sotto forma di contante (ci siamo detti che tanti stipendi sono pagati in contanti, e i pagamenti elettronici sono in generale poco diffusi). Normalmente porterebbe questi soldi in banca e li farebbe accreditare sul proprio conto. Ma la sua banca ha smesso di accettare depositi, visto che a sua volta ha troppi contanti poiché la Banca d’Israele ne accetta solo una quantità limitata. Il piccolo imprenditore accumula così il contante dei pagamenti che riceve.

Il problema è che tutto quel contante gli serve fino a un certo punto. Se è un commerciante, alcuni fornitori potranno essere pagati in contanti, ma non tutti: quelli internazionali devono essere pagati con un bonifico, ma è difficile fare i bonifici se la banca non gli lascia depositare i contanti. Se ha bisogno di carburante, questo viene acquistato all’ingrosso da società israeliane, che però accettano soltanto pagamenti elettronici. Se gli affari vanno bene e desidera accedere a un mutuo o a un prestito per espandersi, potrebbe non riuscire a farlo.

Questo eccesso di contanti diventa così un enorme freno allo sviluppo economico della Cisgiordania. Il governo israeliano ne è perfettamente consapevole: le autorità e i cittadini palestinesi protestano da tempo contro questa situazione. Le autorità israeliane sostengono che la Banca d’Israele deve limitare il contante che accetta dalle banche commerciali palestinesi per ridurre il rischio che parte dei soldi sia usata per attività illecite.

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