E ora parliamo di fellatio tra aracnidi

In una specie parente dei ragni le femmine restie ad accoppiarsi la usano per aumentare le loro possibilità di sopravvivenza coi maschi aggressivi

Maschio e femmina Phalangium opilio mietioi durante la fellatio (dal video di Prokop, et al. Scientific Reports)
Maschio e femmina Phalangium opilio mietioi durante la fellatio (dal video di Prokop, et al. Scientific Reports)
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Per alcune femmine di opilioni (che sono aracnidi, quindi lontani parenti dei ragni) leccare il pene del maschio può essere un modo per salvarsi la vita. Sembra infatti che la pratica accorci l’accoppiamento o consenta di evitarlo del tutto, riducendo il rischio di essere uccise e mangiate dal potenziale partner, come talvolta avviene in questa specie.

La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricerca in Slovacchia, che ha radunato circa 230 giovani esemplari di Phalangium opilio e ne ha studiato il comportamento sessuale. Nel 91 per cento degli incontri, le femmine avevano mostrato una certa resistenza all’accoppiamento, soprattutto se avevano già incontrato un altro maschio. I maschi reagivano mordendo le zampe e il corpo delle femmine, ferendole, uccidendole o cannibalizzandole.

I ricercatori non sanno cosa determini questo comportamento tra i maschi, anche se hanno ipotizzato che potrebbe essere semplicemente conveniente per un maschio uccidere o mangiare una femmina che continua a rifiutarlo. Uno degli autori l’ha definita «una decisione molto pragmatica». E ha aggiunto di essere rimasto estremamente sorpreso, perché «era una storia completamente diversa rispetto a ciò che è stato detto in precedenza sugli aracnidi».

In diverse specie di aracnidi è spesso la femmina a divorare il maschio dopo l’accoppiamento, e in effetti il cannibalismo sessuale è ben documentato, anche se varia moltissimo da specie a specie. Il ragno australiano maschio Latrodectus hasselti, per esempio,viene ucciso e mangiato dalla femmina dopo aver inserito nell’apertura genitale femminile il suo secondo pedipalpo, l’appendice che nei maschi ha funzioni soprattutto riproduttive.

Nella specie studiata dai ricercatori slovacchi, la Phalangium opilio, accade il contrario. Fa parte degli opilioni, che hanno tantissimi nomi comuni in inglese, come harvestmen (mietitori) o daddy long legs (papà gambalunga). Si riconoscono dalle zampe lunghissime e sottilissime rispetto alle dimensioni del corpo, dal singolo paio di occhi nel mezzo del cefalotorace e da un pene.

La maggior parte degli aracnidi infatti (ragni compresi) feconda le femmine con metodi indiretti, tramite i pedipalpi o gli spermatofori, una sorta di “capsule” che contengono gli spermatozoi e che vengono trasferiti nelle femmine durante l’accoppiamento. Gli opilioni, invece, hanno un pene vero e proprio.

Un pene che nei test è stato leccato da circa il 44 per cento delle femmine, cosa che ha molto sorpreso il gruppo di ricerca. La loro interpretazione è che sia una tattica per abbreviare l’incontro e ridurre il rischio di essere aggredite: una fellatio, per così dire, “difensiva”.

Gli incontri con i maschi possono infatti essere letali: in circa un caso su dieci la femmina viene uccisa. Accorciare la copula, o evitarla, è un modo per ridurre il tempo passato in balìa di un maschio. Lo studio non dimostra che le femmine che ricorrono alla fellatio sopravvivano più delle altre, ma quelle che sono state uccise e cannibalizzate non l’avevano praticata.

Il sesso orale tra aracnidi, però, non è una novità. Tra i ragni di Darwin (Caerostris darwini), una specie del Madagascar celebre per la seta particolarmente resistente, a praticarlo sono i maschi: in uno studio del 2016 i ricercatori li hanno osservati mentre cospargevano ripetutamente di saliva i genitali della femmina, prima, durante e dopo la copula, a prescindere dalla sua età o dal fatto che si fosse già accoppiata.

Ci sono diverse ipotesi per spiegare questo comportamento, come permettere alla femmina di scegliere i partner migliori, dare allo sperma di un maschio un vantaggio chimico rispetto allo sperma dei maschi rivali o anche cercare di rendere le femmine più calme per evitare di essere mangiati.

Anche se l’ultima ipotesi convince meno, visto che questi maschi usano altre strategie per evitare il cannibalismo. Per esempio si appostano sulla tela di una femmina ancora immatura e aspettano appena diventa adulta, in modo da accoppiarsi quando è ancora indifesa. Con le femmine più adulte, invece, che sono capaci di reagire e divorarli, usano il binding, e cioè le avvolgono nella tela come misura di contenimento.

Il sesso orale è stato osservato anche in altre specie. Nella volpe volante indiana (Pteropus giganteus, un pipistrello) il maschio lecca la vagina per una cinquantina di secondi, poi copula (durando 10-20 secondi), e poi riprende a leccare per un tempo molto più lungo, fino a oltre tre minuti. Il cunnilingus che precede la copula sembra servire a prolungare l’accoppiamento, mentre non è chiara la funzione di quello successivo.

Pure nel pipistrello della frutta dal naso corto (Cynopterus sphinx) la pratica sembra servire ad allungare i tempi, anche se in questo caso è la femmina a praticare la fellatio: durante la copula lecca la base o l’asta del pene (quando il glande è già dentro la vagina), e il maschio non si ritrae mai. A ogni secondo di leccata corrispondono circa 6 secondi di copula in più. Lo studio ha poi vinto un Ig Nobel.

Il gruppo di ricercatori slovacchi ha osservato recentemente anche un’altra pratica sessuale tra gli opilioni, studiando un’altra specie, la Leiobunum limbatum. Hanno gambe più lunghe rispetto ai Phalangium opilio e accanto al pene hanno un paio di sacche che contengono una secrezione nutritiva, che i maschi offrono alle femmine durante il corteggiamento. In questo caso le femmine mostravano di essere più disponibili e si accoppiavano ripetutamente sia col primo sia col secondo maschio, e i maschi respinti se ne andavano docilmente.