Ilaria Salis è stata condannata per aver licenziato senza giusta causa due collaboratori

Ilaria Salis, Milano, 5 giugno 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
Ilaria Salis, Milano, 5 giugno 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

A marzo l’europarlamentare Ilaria Salis, di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), è stata condannata dalla sezione Lavoro del tribunale di Milano per aver licenziato due suoi collaboratori senza giusta causa: dovrà risarcirli con più di 300mila euro in tutto. La notizia è stata data dall’agenzia di stampa Adnkronos che ha ottenuto la sentenza.

Il giudice Franco Caroleo del tribunale di Milano ha accolto le richieste dell’accusa: i due ex assistenti, che avevano lavorato alla campagna elettorale di Salis, erano stati assunti tramite due contratti che sarebbero dovuti scadere a luglio 2029, in corrispondenza con la fine del mandato di Salis. Secondo quanto scritto nella sentenza sono stati licenziati dopo pochi mesi, nel febbraio del 2025, senza preavviso.

I due contratti al centro della sentenza prevedevano per i due assistenti una retribuzione (2.900 e 3.000 euro al mese) e mansioni simili per lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, per la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all’estero, per l’assistenza nei contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico. Secondo la denuncia la prima assistente aveva ricevuto un recesso anticipato per il «venir meno del rapporto fiduciario» mentre all’altro collaboratore era stato revocato l’incarico con effetto immediato «tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione».

Nella sentenza, che è dello scorso marzo ma di cui si è saputo solo ora, si dice che «spetta certamente alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa», ma Salis «non ha evidentemente assolto al proprio onere nel rimanere contumace». I legali dell’accusa avrebbero cioè cercato di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo ufficiale di residenza di Salis, ma senza riuscirci. Il ricorso introduttivo è l’atto che contiene sia il ricorso sia il decreto del giudice che fissa la data della prima udienza. Il tribunale ha concluso che «deve quindi affermarsi l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati».

Il risultato è un risarcimento del danno stabilito complessivamente in 300.900 euro per i mancati guadagni dei due collaboratori a cui vanno aggiunti 10mila euro per le spese legali. Secondo il tribunale, spiega Repubblica, in caso di recesso anticipato privo di giusta causa da un contratto a termine il danno può essere liquidato in misura pari ai compensi che sarebbero stati percepiti dai ricorrenti fino alla naturale scadenza del rapporto. A una collaboratrice spettano dunque 147.900 euro, all’altro collaboratore 153mila euro. Salis presenterà ricorso.