L’avvocato di Abderrahim Fakir ha criticato chi si è scontrato con la polizia a Bologna
Ha definito i comportamenti violenti «una ferita inflitta alla famiglia» dell'uomo morto mentre veniva immobilizzato dalla polizia
- Condividi
- X
- Regala il Post

Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Abderrahim Fakir, ha molto criticato il gruppo di persone che lunedì sera si è scontrato con la polizia durante e dopo la manifestazione organizzata a Bologna per il 42enne di origini marocchine, morto mentre due agenti di polizia lo stavano immobilizzando a terra. Anselmo ha detto che «quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir».
Fino a prima degli scontri, la manifestazione convocata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore in piazza Nettuno, in centro, si era svolta in maniera pacifica. I disordini sono poi iniziati in piazza Roosevelt, dove c’è la sede della prefettura, e sono proseguiti fino a dopo mezzanotte. Anselmo ha parlato degli scontri come di «una ferita inflitta alla famiglia» di Fakir. E ancora:
«La strumentalizzazione becera e violenta, al termine della manifestazione, è un evento a orologeria che costituisce un attacco alla famiglia di Fakir, che ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto».
In piazza Nettuno, prima degli scontri, aveva parlato anche la nipote di Fakir, Yassra Fakir. Aveva ribadito che la sua famiglia non cerca vendetta o odio «ma verità, giustizia, rispetto, umanità e dignità».
La nipote di Fakir è intervenuta anche martedì, criticando duramente chi aveva portato avanti gli scontri. Collegata al Senato dove era in corso una conferenza stampa promossa da Ilaria Cucchi, di Alleanza Verdi e Sinistra, Yassra Fakir ha detto: «noi ci dissociamo completamente dagli scontri avvenuti in piazza. Non siamo assolutamente d’accordo con queste forme di reazione. Bologna è la città in cui sono cresciuta e vedere il centro maltrattato ci colpisce, me e la mia famiglia. Non accettiamo che la memoria di mio zio venga macchiata da questi fatti, il dolore che sentiamo è enorme ma non può trasformarsi in violenza».
Anselmo è un avvocato famoso per aver lavorato su diversi casi di abusi delle forze dell’ordine e in particolare per essere stato il legale della famiglia di Federico Aldrovandi, il ragazzo 18enne ucciso dalla polizia a Ferrara nel 2005, e di quella di Stefano Cucchi, il 31enne romano morto nel 2009 dopo essere stato arrestato e picchiato da due carabinieri. Di recente è stato al centro di un caso politico interno al comune di Ferrara, per cui ora il sindaco Alan Fabbri, della Lega, è indagato con l’accusa di intimidazione nei confronti di Anselmo, che lo aveva denunciato.
Abderrahim Fakir è morto domenica intorno all’ora di pranzo nel quartiere periferico Pilastro, nella parte nord-est di Bologna: la polizia era intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione secondo cui Fakir stava dando in escandescenze e prendendo a calci un garage. Fakir è stato immobilizzato da due agenti, che lo hanno tenuto a terra a pancia in giù per diversi minuti, standogli a cavalcioni sulla schiena e sulle gambe mentre un’altra persona, un civile, gli teneva i piedi.
Tutta la scena è stata ripresa in un video da un residente, in cui si vede Fakir immobilizzato mentre grida e chiede aiuto per oltre due minuti, per poi restare immobile e non dare più segni di vita. La sua morte è stata constatata poco dopo. Attorno c’erano operatori sanitari della Croce Rossa. La procura ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo in cui sono coinvolte sei persone, i due agenti e quattro operatori sanitari: nonostante l’inchiesta al momento non sono indagati, per effetto di una nuova norma introdotta dal governo.
Per via del coinvolgimento della polizia Anselmo, che ha accettato l’incarico ieri, ha detto che le indagini dovrebbero essere svolte da un corpo delle forze dell’ordine che non sia la polizia.
– Leggi anche: Come le forze dell’ordine dovrebbero immobilizzare una persona
Iscriviti a Portici, la newsletter del Post su Bologna che arriva ogni venerdì.


