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  • Mercoledì 15 luglio 2026

Gli Stati Uniti hanno bloccato di nuovo lo stretto di Hormuz

Nel frattempo hanno attaccato l'Iran per il quinto giorno consecutivo, con l'obiettivo di indebolirne il controllo sull'area

Un gruppo di persone guarda una nave passare nello stretto di Hormuz al largo di Bandar Abbas, in Iran, il 30 giugno 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
Un gruppo di persone guarda una nave passare nello stretto di Hormuz al largo di Bandar Abbas, in Iran, il 30 giugno 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
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Martedì pomeriggio (quando in Italia era sera) gli Stati Uniti hanno annunciato l’entrata in vigore di un nuovo blocco di tutte le navi che si trovano nello stretto di Hormuz e che sono dirette o in partenza da porti iraniani. Come quello che era in vigore tra aprile e giugno, anche questo punta a impedire il passaggio delle navi che commerciano con l’Iran.

Nei giorni scorsi l’Iran aveva detto a sua volta di aver chiuso la navigazione nello stretto, da cui fino a febbraio passava un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale commerciati nel mondo. Ora il traffico nello stretto di Hormuz è quasi del tutto fermo: continuano a transitare alcune navi iraniane, che però a questo punto non dovrebbero poter proseguire la navigazione visto il nuovo blocco statunitense.

Mercoledì attorno alle 23 (ora italiana) gli Stati Uniti hanno detto per la prima volta dall’entrata in vigore del blocco di aver “disabilitato” una petroliera diretta verso l’Iran. La nave è registrata a Curaçao, era vuota, e stava andando verso l’isola di Kharg, il più importante terminal petrolifero iraniano, secondo quanto comunicato dal comando delle forze armate statunitensi in Medio Oriente (CENTCOM), che ha eseguito l’attacco. Dopo diversi avvertimenti un velivolo ha lanciato un missile contro la ciminiera della nave, fermandola. Il CENTCOM ha detto anche di aver reindirizzato altre due navi che stavano violando il blocco statunitense, senza attaccarle.

Quasi contemporaneamente all’entrata in vigore del blocco il (CENTCOM) ha avviato una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani, sia nello stretto di Hormuz che in altre zone costiere: l’obiettivo era colpire le strutture militari iraniane usate per attaccare le navi che passano nello stretto, e di impedire all’Iran di controllare l’area. Mercoledì è stato il quinto giorno consecutivo di attacchi reciproci. Quelli statunitensi erano ripresi nella notte tra sabato e domenica, dopo che l’Iran aveva attaccato una nave commerciale che stava cercando di attraversare lo stretto senza il suo permesso

– Leggi anche: Con l’Iran Trump le sta tentando tutte, ma nessuna funziona

L’Iran ha a sua volta detto di aver lanciato missili balistici e droni contro la base di Azraq in Giordania, utilizzata dalle forze statunitensi. L’esercito giordano ha detto di aver intercettato quattro missili entrati nel proprio spazio aereo, ma non ha confermato che la base sia stata colpita. Inoltre in serata il Kuwait ha detto di aver intercettato quattro missili da crociera e 21 droni iraniani, e che l’attacco ha causato alcuni danni ma nessun ferito.

I Guardiani della rivoluzione, la forza armata più potente dell’Iran, hanno anche detto di aver attaccato alcune strutture che ospitano la Quinta flotta della Marina in Bahrein. Al momento non ci sono conferme di danni.

Oltre al blocco dello stretto di Hormuz, il presidente statunitense Donald Trump aveva inizialmente detto che avrebbe imposto un pedaggio sulle navi. Ha però cambiato idea martedì, e ha detto che il pedaggio verrà sostituito da «accordi commerciali e sugli investimenti che i vari stati del Golfo faranno negli Stati Uniti».

Sempre lunedì, in un’intervista con Fox News, Trump ha minacciato di espandere gli attacchi contro l’Iran colpendo gli impianti energetici e le infrastrutture del paese. «Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Stiamo per eliminare tutti i loro ponti a meno che non vengano al tavolo e negozino», ha detto. Sono minacce che ricordano quelle già fatte a marzo: in quel caso Trump aveva detto tra le altre cose che avrebbe riportato l’Iran «all’età della pietra» e che avrebbe distrutto gli impianti di desalinizzazione, che servono per ottenere l’acqua potabile, tutti possibili crimini di guerra.