La Lituania vuole togliere dalla sua Costituzione il divieto di avere armi nucleari

Il presidente lituano Gitanas Nausėda in divisa durante un'esercitazione militare di maggio, ad Akmenynai in Lituania
Il presidente lituano Gitanas Nausėda in divisa durante un'esercitazione militare di maggio, ad Akmenynai in Lituania (EPA/VALDA KALNINA)

Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha detto, al termine di un giro di consultazioni tra i partiti, di avere raccolto abbastanza consenso per abrogare l’articolo 137 della Costituzione, che vieta al paese sia di possedere o sviluppare armi di distruzione di massa, sia di ospitare basi militari straniere. In Lituania il presidente, oltre a comandare le forze armate, rappresenta il paese all’estero e ha grossa influenza sulla politica estera. Nausėda ha definito l’articolo 137 obsoleto, e ha motivato la proposta di abrogazione con le minacce della Russia, con cui il paese confina.

Tra i principali partiti, però, ci sono visioni diverse su come abrogare l’articolo. In teoria servono due voti del parlamento unicamerale, a distanza di tre mesi e con una maggioranza di due terzi. Il partito nazionalista Alba del Nemunas, che prende il nome da un grosso fiume lituano ed è il terzo per numero di seggi, ha detto che vorrebbe sottoporre la proposta di Nausėda a un referendum.

La Lituania è uno degli ultimi paesi della NATO (l’alleanza militare di cui fa parte la maggioranza dei paesi occidentali) ad avere un divieto delle armi nucleari; la Finlandia ne aveva uno simile ma l’ha rimosso nel 2025. A marzo il presidente Emmanuel Macron aveva proposto che la Francia difendesse con le proprie armi atomiche anche gli altri paesi europei, in risposta al disimpegno degli Stati Uniti nella difesa dell’Europa, e la mossa di Nausėda va vista in questo contesto.