Il capo di gabinetto del presidente argentino Javier Milei si è dimesso per delle accuse di corruzione

Manuel Adorni e Javier Milei, nel maggio del 2025 (AP Photo/Rodrigo Abd)
Manuel Adorni e Javier Milei, nel maggio del 2025 (AP Photo/Rodrigo Abd)

Manuel Adorni si è dimesso da capo di gabinetto del governo del presidente argentino Javier Milei, in seguito ad alcune accuse di corruzione. Nelle scorse settimane Adorni era finto prima al centro di inchieste giornalistiche e poi anche di indagini della magistratura, che avevano evidenziato come negli ultimi sei mesi avesse tenuto uno stile di vita molto superiore alle sue entrate dichiarate. Il caso era diventato un grosso problema per il governo di Milei, con diverse critiche arrivate anche dai suoi stessi sostenitori.

Adorni è un ex giornalista, è stato portavoce di Milei e nel novembre del 2025 era stato promosso all’attuale ruolo. Non era ricco prima di diventare importante nel governo di Milei e in quanto capo di gabinetto guadagnava l’equivalente di circa 2.200 euro al mese. Dallo scorso novembre ne aveva spesi però circa 700mila comprando due case e progettando ristrutturazioni, e in viaggi di lusso in Argentina e all’estero, anche con jet privati. Inizialmente aveva dato spiegazioni lacunose, di fatto senza dare alcuna indicazione sulla provenienza del denaro, ma limitandosi a definire la questione come «privata».

La sua posizione era peggiorata quando l’imprenditore edile Matías Tabar aveva testimoniato di aver ricevuto da Adorni 245mila dollari in contanti, senza fattura, come pagamento per la ristrutturazione di una villa in campagna, nella provincia di Buenos Aires. A inizio giugno Adorni aveva rivelato di non aver dichiarato l’equivalente di circa 44mila euro di patrimonio derivati dai suoi investimenti nelle criptovalute. Le polemiche sul suo conto non si erano fermate, così come i sospetti sulla provenienza illecita dei suoi soldi. Sabato Adorni ha annunciato le sue dimissioni, continuando a dichiararsi innocente, e accusando la stampa di aver organizzato una campagna denigratoria nei suoi confronti senza prove.