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  • Martedì 23 giugno 2026

Gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni sul petrolio iraniano

Erano in vigore da decenni: è una delle prime grosse concessioni fatte al regime dopo il memorandum della scorsa settimana, su cui si continua a negoziare

Il vicepresidente statunitense JD Vance arriva all'aeroporto della base militare di Emmen dopo i primi colloqui con i delegati iraniani in Svizzera, 22 giugno 2026 (Nathan Howard/Pool Photo via AP)
Il vicepresidente statunitense JD Vance arriva all'aeroporto della base militare di Emmen dopo i primi colloqui con i delegati iraniani in Svizzera, 22 giugno 2026 (Nathan Howard/Pool Photo via AP)
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Gli Stati Uniti hanno sospeso per 60 giorni le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, come previsto dal memorandum d’intesa firmato giovedì scorso tra i presidenti dei due paesi e su cui sono in corso i negoziati che dovrebbero portare a un accordo definitivo per mettere fine alla guerra in Medio Oriente. È una decisione piena di conseguenze: le sanzioni erano in vigore da decenni, in varie forme, e la loro rimozione permetterà al regime di ottenere entrate consistenti. Le transazioni inoltre potranno avvenire in dollari, quindi l’Iran potrà ottenere la valuta estera di cui ha molto bisogno per riassestare le proprie finanze.

Il memorandum è un pre-accordo non vincolante e prevede che i due governi continuino a negoziare per 60 giorni. Pone alcune clausole da attivare immediatamente o quasi, come appunto le sanzioni, mentre lascia in sospeso altre questioni più complesse, come il futuro del programma nucleare iraniano.

La sospensione annunciata lunedì riguarda petrolio greggio, prodotti petrolchimici e altri derivati dal petrolio di origine iraniana e durerà fino al 21 agosto. Permette l’importazione di questi prodotti negli Stati Uniti, ma non in alcuni territori specifici come Cuba o la Corea del Nord, che continuano a essere sottoposti a sanzioni statunitensi. Restano ovviamente in vigore le sanzioni poste da altri enti, come l’Unione Europea.

A causa delle sanzioni, per decenni l’Iran ha fatto ricorso alla cosiddetta flotta fantasma, una rete di navi usate da varie paesi, tra cui anche la Russia e il Venezuela, per vendere il proprio petrolio aggirando le sanzioni. La maggior parte del petrolio iraniano era diretto in Cina e venduto a prezzi più bassi di quelli del mercato internazionale. Durante la guerra, tra l’altro, gli Stati Uniti hanno cercato di bloccare tutte le esportazioni iraniane attuando un blocco navale sullo stretto di Hormuz, con l’obiettivo di mettere in difficoltà l’economia del paese e costringere il regime a negoziare. La rimozione delle sanzioni va nella direzione opposta.

– Leggi anche: Cos’è questa flotta fantasma che trasporta petrolio in tutto il mondo

La decisione è stata presentata dal segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, che ha descritto i primi negoziati di lunedì come «produttivi». Bessent ha aggiunto che l’Iran si è impegnato a consentire l’accesso «libero e aperto» allo stretto di Hormuz e che permetterà di nuovo agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) di accedere ai propri siti nucleari, come hanno detto anche il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente Donald Trump.

Il ministero degli Esteri dell’Iran invece ha negato: un portavoce del ministro Esmail Baghaei ha detto all’agenzia di stampa iraniana IRNA che il governo iraniano non ha preso alcun nuovo impegno sulle ispezioni nei siti nucleari del paese, e che qualsiasi attività che riguardi gli ispettori dell’ONU si svolgerà in base alle procedure già in essere.

È una questione fondamentale. L’Iran aveva cominciato a ostacolare le ispezioni ai propri siti nucleari già durante il primo mandato di Trump, che aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo per limitare il programma nucleare iraniano negoziato nel 2015 dall’allora presidente statunitense Barack Obama. L’Iran aveva infine impedito agli ispettori dell’AIEA di ispezionare i propri siti nel giugno del 2025, in seguito agli attacchi compiuti da Israele e Stati Uniti in territorio iraniano in una guerra durata poi 12 giorni.

– Leggi anche: Se c’è un accordo, perché negoziano?