Il ritrovamento di due sorelle scomparse da una comunità per minori in Abruzzo
Erano in una casa a Formia, nel Lazio, ed è stata fermata la madre insieme a suo padre e al suo compagno

Domenica 21 giugno le due sorelle di 16 e 12 anni che erano scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno da una comunità per minori in Abruzzo sono state trovate. I carabinieri dell’Aquila, di Latina e dei reparti speciali le hanno rintracciate in una casa a Formia, nel Lazio. L’appartamento in cui erano appartiene a uno zio materno ed è a poca distanza dalla seconda casa della madre delle ragazze.
La mattina di lunedì 22 giugno tre persone sono state sottoposte a fermo di polizia con l’accusa di sequestro di persona: la madre delle sorelle, Valentina Dacunto, il padre della donna e nonno delle ragazze, Marco Dacunto, e il compagno della donna, Vincenzo Esposito. Quando le due sorelle sono state trovate erano in buone condizioni di salute e sono state trasferite in una nuova casa-famiglia protetta nel circondario di Cassino.
Le ragazze vivevano nella comunità per minori di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, da circa due anni. Sette anni fa i giudici avevano sospeso la responsabilità genitoriale a entrambi i genitori, separati: il padre era accusato di maltrattamenti e la madre di atteggiamenti manipolatori nei confronti delle figlie. Pochi giorni prima della loro scomparsa, il 28 maggio, il tribunale di Cassino aveva restituito la responsabilità genitoriale solamente al padre.
La scomparsa è avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Le due ragazze sono uscite da una finestra della comunità in cui vivevano e che si trova in una zona piuttosto isolata, raggiungibile con mezzi pubblici che però di notte non sono disponibili. Fin da subito i carabinieri avevano dunque ipotizzato che nella scomparsa fossero coinvolte altre persone. L’unico indizio che avevano erano le immagini di video-sorveglianza del comune nelle quali, nella notte, era stata notata un’auto che andava in direzione della comunità.
Nel frattempo la procura di Sulmona aveva aperto un’indagine contro ignoti per sottrazione di minori e un ulteriore fascicolo per abbandono di minori nei confronti dei responsabili della struttura. Il padre delle ragazze aveva a sua volta denunciato la comunità per la scomparsa delle figlie, accusando la struttura di aver dato l’allarme in ritardo; anche l’avvocato della madre aveva accusato la struttura di aver agito troppo lentamente: aveva detto che la donna aveva scoperto della scomparsa delle figlie solo quando i carabinieri si erano presentati a casa sua per la perquisizione. Lo stesso avvocato, nelle ultime ore, aveva riferito i timori della donna sul fatto che le figlie fossero morte.
Gli ultimi contatti noti tra le due ragazze e la madre erano avvenuti domenica 17 maggio quando le due sorelle l’avevano incontrata in comunità. Dopodiché venerdì 5 giugno, 48 ore prima della scomparsa, c’era stata una telefonata tra la donna e le sue figlie tramite il telefono messo a disposizione dagli operatori (le due sorelle non avevano un cellulare). Il padre l’avevano invece sentito al telefono mercoledì 3 giugno.
Inizialmente le ricerche – portate avanti da un centinaio di persone tra carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile e volontari, oltre a droni e cani addestrati nella ricerca di persone – si erano concentrate tra Civitella Alfedena, dove si trova la comunità, e il lago di Barrea, ed erano state controllate case e strutture abbandonate. Era stato interrogato anche il fidanzato diciottenne della sorella maggiore, che aveva testimoniato come le due fossero state prelevate da alcuni familiari e portate in un posto che lui stesso aveva dichiarato di non conoscere, ma che ipotizzava potesse essere vicino a dove le due sorelle erano cresciute: Minturno, nel Lazio. Le ricerche si erano dunque spostate tra Cassino e Minturno, Formia e Gaeta ed era stata coinvolta anche la procura di Latina.
Non è chiaro come i carabinieri siano infine arrivati a rintracciarle in una casa a Formia: alcuni giornali parlano di una videochiamata fatta da una delle ragazze a un numero di telefono tenuto sotto controllo. Non è nemmeno chiaro se nella casa fosse presente qualcuno: sempre i giornali parlano di una signora di 80 anni, inizialmente indicata come una zia. I dettagli dell’operazione e il grado di parentela tra le persone coinvolte saranno spiegati alle ore 11:45 di oggi nel corso di una conferenza stampa.



