I capsule hotel sono usciti dal Giappone

Anche nelle principali città europee stanno arrivando gli alberghi in cui si dorme in piccole cabine simili a dei loculi

L'albergo Capsule & Sauna Century Shibuya a Tokyo (Shizuo Kambayashi/AP)
L'albergo Capsule & Sauna Century Shibuya a Tokyo (Shizuo Kambayashi/AP)
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Dormire all’interno di piccole cabine individuali delle dimensioni di un letto, potendo al massimo stare seduti e con lo spazio giusto per qualche effetto personale, è una soluzione di viaggio economica ma non per tutti. I “capsule hotel”, che offrono sistemazioni che a qualcuno potrebbero ricordare dei loculi, sono stati storicamente una caratteristica del Giappone, un paese in cui esperimenti bizzarri di questo tipo prendono facilmente piede, e in cui c’è terreno più fertile per soluzioni spartane e che altrove potrebbero apparire alienanti. Ma da un po’ di tempo se ne vedono in giro.

Nel 2025, per esempio, a Londra è stato aperto nella zona di Piccadilly il più grande albergo a capsule del mondo. Fa parte della catena di alberghi Zedwell: al suo interno ci sono mille capsule in cui far dormire gli ospiti e i prezzi per un posto letto partono da 30 sterline per notte. È un prezzo molto competitivo perché è abbastanza costoso dormire per qualche notte a Londra, soprattutto nelle zone centrali.

Dopo aver passato una notte allo Zedwell la giornalista del Times Cathy Adams lo ha definito il «Ryanair degli alberghi», perché ai clienti vengono forniti solo i servizi essenziali. La giornalista ha raccontato che l’albergo è quasi tutto automatizzato: si fa il check-in con un tablet, dopodiché una macchina consegna le chiavi che servono per sbloccare la cabina. Adams ha detto che nella sua palestra c’era più interazione umana che in quell’albergo.

Di solito queste strutture si trovano in zone molto centrali delle città: per esempio in Spagna la catena Optimi Rooms ne ha uno in centro a Madrid e uno a Bilbao, vicino alla stazione dei bus. Hanno un’estetica futuristica pensata per attrarre dei consumatori abbastanza giovani. I fondatori di Optimi Rooms hanno detto a El País che hanno cercato di strutturare l’ostello in modo tale che potesse incontrare di più i gusti degli spagnoli; per esempio le capsule sono più ampie di quelle che si trovano in Giappone.

Le strutture che ospitano i capsule hotel funzionano spesso in modo simile agli ostelli. Gli ospiti condividono aree comuni, spazi per lavorare, zone relax e, in molti casi, un bar o una piccola caffetteria. I bagni sono quasi sempre in comune e possono trovarsi su un piano diverso da quello delle capsule.

Le aree dedicate al pernottamento sono organizzate in lunghi corridoi sui quali si affacciano le cabine. Per immaginarle si può pensare alle cuccette dei treni: di solito sono disposte su due livelli, una sopra l’altra, e quella superiore si raggiunge con una piccola scala. Le cabine possono avere una tenda in tessuto che si tira giù quando si vuole dormire, altre – più moderne – hanno una tenda elettrica che si comanda dall’interno della cabina. Alcune cabine sono pensate per due persone, ma la maggior parte ospita un solo cliente.

In alcuni hotel gli spazi sono separati tra uomini e donne, mentre in altri la divisione non esiste. All’interno delle capsule ci sono normalmente una presa elettrica, una luce regolabile, un sistema di ventilazione o climatizzazione e qualche piccolo vano portaoggetti. I bagagli più ingombranti vengono invece lasciati in armadietti esterni chiusi a chiave (che spesso si trovano nella lobby), perché all’interno della capsula non c’è spazio.

La convivenza con decine di altre persone richiede alcune attenzioni. Nei corridoi si parla a bassa voce, i telefoni vengono tenuti in modalità silenziosa e in generale si cerca di non disturbare il sonno degli altri ospiti. Nonostante gli spazi ridotti, molti viaggiatori li considerano più confortevoli e riservati dei dormitori tradizionali degli ostelli.

Il successo dei capsule hotel è legato soprattutto al prezzo. Negli ultimi anni sempre più persone, soprattutto chi viaggia da solo, preferiscono spendere meno per l’alloggio e destinare una parte maggiore del budget ad attività, ristoranti ed esperienze. I clienti dei capsule hotel sono anche lavoratori che si trovano in trasferta e optano per queste strutture economiche, con spazi comuni e spesso nei centri delle città.

Una variante dei capsule hotel diffusa in Europa è quella delle capsule negli aeroporti. Si trovano in aree dedicate degli scali e funzionano in modo autonomo, senza personale. Sono pensate per riposare qualche ora tra un volo e l’altro, per chi ha una partenza al mattino presto o per chi preferisce dormire direttamente in aeroporto. In Italia una parte di queste strutture è gestita da ZZZLeepAndGo, che possiede anche un capsule hotel a Milano, in zona corso Buenos Aires, non lontano dalla stazione Centrale.

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All’inizio i capsule hotel non erano stati pensati per i turisti. Il primo, il Capsule Inn, fu aperto nel 1979 a Osaka su progetto dell’architetto Kisho Kurokawa. Era una soluzione pensata per i lavoratori che, dopo serate passate negli izakaya (i tipici bar giapponesi in cui si può bere e mangiare qualcosa, solitamente dopo il lavoro), perdevano l’ultimo treno per rientrare nelle aree suburbane della città.

Il modello si diffuse rapidamente perché offriva un letto economico e senza servizi superflui. Nel tempo, però, il ruolo dei capsule hotel è cambiato: da alloggi di fortuna sono diventati anche una soluzione per i turisti, e molte strutture giapponesi hanno iniziato a puntare su design e qualità degli spazi, trasformandosi in hotel essenziali ma più curati.

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