In Colombia 99 guerriglieri hanno consegnato le proprie armi, grazie a un accordo con il governo del presidente uscente Petro

Una guerrigliera posa il proprio fucile su un tavolo, assieme a quelli dei suoi compagni (video di Agence France-Presse)
Una guerrigliera posa il proprio fucile su un tavolo, assieme a quelli dei suoi compagni (video di Agence France-Presse)

Giovedì 99 guerriglieri della Coordinadora Nacional Ejército Bolivariano (CNEB), un gruppo armato che opera nel sudovest della Colombia, hanno consegnato le proprie armi come parte di un accordo con il governo del presidente Gustavo Petro. È il risultato più significativo del progetto finora fallimentare di “pace totale” di Petro, il primo presidente colombiano di sinistra dopo decenni di governi conservatori e di destra, il cui mandato si concluderà il prossimo 7 agosto.

Petro aveva promesso che avrebbe ridotto i conflitti interni anche grazie ad accordi con i gruppi di guerriglieri ancora attivi nel paese, ma le negoziazioni finora non avevano portato a niente. È un tema che ha molto condizionato le elezioni in corso: domenica 21 giugno ci sarà il ballottaggio per eleggere il suo successore tra Abelardo de la Espriella, di estrema destra, e Iván Cepeda, di sinistra, i più votati al primo turno.

In Colombia esistono diversi gruppi di dissidenti che non hanno mai accettato l’accordo di pace del 2016 con il governo, e che nel tempo hanno continuato a portare avanti le proprie attività militari e criminali. Di recente questi gruppi hanno intensificato i propri attacchi contro i civili con l’obiettivo di destabilizzare il paese in vista delle elezioni. La CNEB, che dice di avere circa 3mila uomini armati e opera perlopiù nelle province di Putumayo e Nariño, al confine con l’Ecuador, è l’unico ad aver fatto progressi negli accordi di pace voluti da Petro.

Alcuni video condivisi dalle agenzie di stampa mostrano le guerrigliere e i guerriglieri del CNEB depositare i propri fucili e le proprie divise mimetiche in un’area allestita in una zona boschiva. I media locali dicono che resteranno lì per un periodo massimo di dieci mesi, mentre proseguiranno le trattative per definire il loro status giuridico e il loro reinserimento nella società. L’accordo con il governo prevede tra le altre cose la distruzione di oltre 14 tonnellate di materiale esplosivo.

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