Per il presidente della FIFA Gianni Infantino la gente deve rilassarsi

Ha commentato così il respingimento dell'arbitro somalo Omar Artan da parte degli Stati Uniti, dicendo anche di non poterci fare molto

Il presidente della FIFA Gianni Infantino durante la conferenza stampa alla vigilia dei Mondiali, il 10 giugno a Città del Messico (AP Photo/Eduardo Verdugo)
Il presidente della FIFA Gianni Infantino durante la conferenza stampa alla vigilia dei Mondiali, il 10 giugno a Città del Messico (AP Photo/Eduardo Verdugo)
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A poche ore dall’inizio dei Mondiali maschili di calcio, il presidente di chi li organizza – Gianni Infantino della FIFA – ha tenuto una conferenza stampa in una sala dello stadio Azteca, in Messico. E come gli era già successo in passato, ha detto alcune cose che stanno facendo discutere.

Infantino ha detto intanto che la FIFA sta facendo un lavoro «assolutamente perfetto» nell’organizzazione dei Mondiali, e che si dovrebbe pensare a ciò che succederà in campo. Come la scorsa edizione, che si è svolta in Qatar nel 2022, però, anche questi Mondiali sono molto criticati per ciò che accade fuori dal campo: gli Stati Uniti, uno dei tre paesi ospitanti, non sono poi così ospitali; i biglietti per le partite costano tantissimo e secondo tanti esperti non molto è stato fatto per calciatori e tifosi che vivranno questi Mondiali in condizioni di caldo estremo, per esempio.

Soprattutto, Infantino ha parlato di Omar Artan, l’arbitro somalo che avrebbe dovuto arbitrare alcune partite dei Mondiali e invece è stato respinto all’aeroporto di Miami:

È un peccato quello che è successo a Omar, l’arbitro somalo, ma ripeto, non possiamo controllare tutto. Ci proviamo, ne discuteremo, vedremo. Forse a volte è bene anche rilassarsi. Lavoriamo su tutto, cerchiamo di risolvere ogni cosa. Ma dobbiamo rispettare il fatto che non siamo i re del mondo che possono comandare sui governi e sulle forze di polizia. Siamo un’organizzazione sportiva.

Incalzato su questo tema dal giornalista Dan Roan della BBC, Infantino ha risposto che non è facile gestire 300mila persone accreditate che entrano negli Stati Uniti. «Va controllato tutto» in questo «mondo aggressivo, e la sicurezza viene prima di tutto. Vanno rispettate le decisioni che vengono prese» dai governi nazionali, ha detto Infantino.

Secondo tanti osservatori, in molte cose che ha detto Infantino ha eccessivamente minimizzato il proprio ruolo nell’organizzazione dei Mondiali, e si è contraddetto. Il New York Times, per esempio, ricorda che Infantino aveva detto più volte che l’ingresso negli Stati Uniti non sarebbe stato un problema. Secondo il Guardian, inoltre, è problematica l’amicizia di Infantino con Donald Trump, «lo stesso uomo che ha trascorso gran parte di un decennio a prendersela con molte delle persone e comunità emarginate di cui la FIFA dovrebbe essere al servizio».

Anche in questa conferenza stampa Infantino ha lodato Trump e i suoi sforzi nell’organizzare i Mondiali: «Senza il suo impegno e la sua partecipazione, credo che sarebbe stato semplicemente impossibile organizzare i Mondiali negli Stati Uniti», ha detto.

Riguardo alla partecipazione dell’Iran (paese in guerra con gli Stati Uniti, dove la nazionale iraniana giocherà le sue tre partite del girone G), infine, Infantino ha detto di aver «promesso loro che sarebbero venuti. E se avessi dovuto andare in autobus a Teheran e guidarli fin qui, lo avrei fatto. La loro risposta è stata: “Prenderemo l’autobus e, se necessario, guideremo noi stessi. Ci siamo qualificati e vogliamo giocare”. Questo è lo spirito del calcio».