Per ora gli attivisti della Flotilla detenuti in Libia rimarranno in carcere

Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla, l’iniziativa civile che ha provato a rompere il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza per consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese, hanno fatto sapere che è stata rimandata a data da destinarsi l’udienza prevista per martedì dei loro dieci attivisti detenuti in Libia da 17 giorni. Hanno aggiunto che non c’è stato preavviso, né è stato reso noto il motivo per cui l’udienza è stata annullata. Nel gruppo ci sono anche due italiani, Leonarda Alberizia e Domenico Centrone.
Gli attivisti facevano parte di una spedizione composta da oltre 200 persone che stava attraversando il Nordafrica con l’obiettivo di portare cibo, medicinali, ambulanze e altri beni di prima necessità a Gaza passando dal varco di Rafah, in Egitto. Il convoglio era stato fermato al confine fra la Libia occidentale, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale, e la Libia orientale, controllata dal generale Khalifa Haftar e il cui governo non è riconosciuto internazionalmente. Il 24 maggio dieci attivisti hanno attraversato il confine per chiedere alle autorità della Libia orientale di far passare il resto degli attivisti e dei mezzi, ma sono stati arrestati con l’accusa di ingresso illegale nel paese e da allora si trovano in carcere a Bengasi, sede del governo di Haftar.
Durante l’udienza di martedì avrebbe dovuto essere valutata la loro espulsione. Il ministero degli Esteri italiano ha fatto sapere che mercoledì Centrone e Alberizia hanno ricevuto una visita del console italiano a Bengasi Filippo Colombo, la seconda da quando sono detenuti. I due sono in buone condizioni, hanno ricevuto dal console alcuni generi di conforto e in sua presenza hanno potuto chiamare le loro famiglie.


