Il presidente del Sudafrica ha annunciato un piano contro l’immigrazione, dopo settimane di proteste e aggressioni xenofobe

Il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha annunciato una serie di misure per contrastare l’immigrazione: è una risposta alle molte proteste organizzate nelle ultime settimane da gruppi xenofobi che accusano gli stranieri che si trasferiscono in Sudafrica da altri stati del continente di causare molti dei problemi del paese. Questi gruppi dicono di essere contro l’immigrazione irregolare ma se la prendono anche con stranieri che risiedono regolarmente in Sudafrica.
Il piano promosso dal presidente prevede cinque punti principali: punire chi viola le leggi sull’immigrazione (compresi i datori di lavoro che assumono persone migranti entrate illegalmente), rafforzare la sicurezza sui confini, combattere la corruzione negli uffici per l’immigrazione, impedire qualsiasi scappatoia legale, cooperare con gli altri paesi africani. Nell’annunciare il programma, Ramaphosa ha anche criticato i gruppi che hanno organizzato le ronde per trovare e cacciare i presunti migranti irregolari, e i movimenti politici che cercano di strumentalizzare la questione in vista delle elezioni amministrative di novembre.
Ufficialmente in Sudafrica vivono quasi 4 milioni di stranieri (circa il 5 per cento della popolazione), ma molti altri si trovano nel paese senza documenti e senza essere conteggiati nelle statistiche. In questi ultimi mesi centinaia di persone hanno però dovuto lasciare la propria casa per timore delle aggressioni organizzate dai gruppi xenofobi e diversi paesi africani hanno organizzato o annunciato piani di rimpatrio per i propri cittadini residenti in Sudafrica. Almeno due cittadini mozambicani sono stati uccisi, ma il numero dei morti dovuti agli scontri è probabilmente più alto.
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