Anche la Sierra Leone ha accettato di ricevere persone migranti espulse dagli Stati Uniti: oggi sono arrivate le prime nove

Una strada a Freetown, Sierra Leone, 7 marzo 2026 (AP/Abdul Hamid Kanu)
Una strada a Freetown, Sierra Leone, 7 marzo 2026 (AP/Abdul Hamid Kanu)

Nove persone migranti espulse dagli Stati Uniti sono arrivate in Sierra Leone, un paese dell’Africa subsahariana che si affaccia sull’oceano Atlantico. La Sierra Leone fa parte di quei paesi che hanno fatto un accordo con il governo statunitense per ricevere persone migranti espulse dagli Stati Uniti. Gli accordi prevedono che, dopo un periodo in un paese terzo, le persone migranti possano essere rimpatriate nel loro paese d’origine. Sono accordi molto discussi poiché espongono le persone migranti a ulteriori rischi e difficoltà, ma la loro legittimità è stata confermata da una sentenza della Corte Suprema statunitense dello scorso giugno.

All’aeroporto di Freetown, la capitale della Sierra Leone, sono arrivati sette uomini e due donne: sono originari del Ghana, della Guinea, del Senegal e della Nigeria. Uno di questi ha opposto resistenza poiché non voleva lasciare l’aereo e alla fine è stato fatto scendere con la forza.

L’accordo prevede che la Sierra Leone riceva 300 persone migranti all’anno, originarie esclusivamente dai paesi membri dell’Ecowas (un’unione politica ed economica tra 12 paesi dell’Africa occidentale che permette, tra le altre cose, ai cittadini di un paese membro di trascorrere fino a 90 giorni in un altro paese membro senza bisogno di un visto. L’accordo è finanziato con un fondo di 1,5 milioni di dollari messo a disposizione dal governo statunitense.

Una società privata che si occupa di ospitare i migranti arrivati in Sierra Leone ha detto che le persone espulse dagli Stati Uniti possono restare solo per due settimane prima di essere rimpatriate.