Gli americani non la pensano come Trump, dice Sanders
Sull'Europa e su molte altre cose, ha raccontato il senatore statunitense a Francesco Costa nel nuovo episodio di Wilson, registrato dal vivo al Salone del Libro di Torino

Sabato scorso Bernie Sanders, uno dei politici statunitensi più noti e un riferimento per la corrente più progressista del partito Democratico, è stato in Italia al Salone del Libro di Torino, dove è stato intervistato dal direttore del Post, Francesco Costa, in un incontro atteso e partecipato. Dal 2024 Costa è anche il curatore della sezione Informazione del Salone.
Senatore indipendente eletto in Vermont che da anni collabora e milita e si candida con il Partito Democratico, Bernie Sanders ha 84 anni e nella sua lunga carriera ha scritto diversi libri. Ha presentato l’edizione italiana dell’ultimo, Contro l’oligarchia, uscito per Chiarelettere, una specie di libro-manifesto sulla necessità di comprendere l’influenza dei super-ricchi sulla politica e i pericoli dell’amministrazione Trump.
Sanders ha detto a Costa di avere avuto un motivo particolare per decidere di presentare il libro in Italia:
«Voglio che chiunque in Italia sappia che Donald Trump, quando dice la sua sull’Europa, non parla in nome della maggioranza dei cittadini del nostro paese».
Poi ha detto che negli Stati Uniti, in Europa e nel resto del mondo «un minuscolo numero di persone detiene una ricchezza e un potere incredibili». Negli Stati Uniti in particolare c’è, secondo Sanders, «questa strana razza di oligarchi delle big tech, che su tante cose la pensa come i monarchi del diciannovesimo secolo qui in Europa, letteralmente». Dice che uno dei motivi per cui Trump e questi grandi imprenditori «odiano l’Europa» è che qui «si pensa che il governo debba occuparsi dell’assistenza sanitaria dei cittadini, della loro istruzione, della regolamentazione dell’IA. Ed è qualcosa che questi oligarchi trovano molto, molto sgradevole».

Bernie Sanders sul palco del Salone del Libro di Torino (Giulio Lapone/LaPresse)
Sanders in passato si è dichiarato più volte “socialista”, cosa ancora difficile da fare nella politica statunitense, e per due volte si è candidato alle primarie del Partito Democratico sfidando da sinistra i candidati più accreditati, prima Hillary Clinton e poi Joe Biden: ha perso entrambe le volte ma nel frattempo ha creato un movimento molto forte fra i giovani e nelle città, ed è considerato un riferimento nell’opposizione a Donald Trump e al trumpismo.
Nell’intervista, che si può ascoltare integralmente nella puntata di oggi del podcast Wilson (in versione originale e nel doppiaggio in italiano), Sanders definisce il sistema di finanziamento delle campagne elettorali statunitensi «estremamente corrotto», dice che chi è molto ricco può spendere qualsiasi cifra e che questo rende i politici «dipendenti dai ricchi che li finanziano».
Sanders dice che è giusto finanziare, sostenere e armare la resistenza ucraina, parla delle guerre a Gaza e in Iran, di cosa stanno facendo i progressisti statunitensi per «combattere il trumpismo» e per riformare il Partito Democratico, sottolineando soprattutto il successo di candidature dal basso come quella di Zohran Mamdani a sindaco di New York.

Bernie Sanders con il sindaco di New York Zohran Mamdani il 12 aprile 2026 (AP Photo/Andres Kudacki)
Inoltre, da tempo Sanders racconta quelli che ritiene i rischi di uno sviluppo non regolamentato degli strumenti di intelligenza artificiale e di automazione dei lavori manuali. Ne ha parlato anche in questa intervista, perché ritiene che questo argomento sia strettamente legato a quello delle oligarchie al centro del libro che presentava: «L’IA e la robotica devono essere controllate. Devono lavorare per il miglioramento di tutta l’umanità, non per rendere ancora più ricchi una manciata di miliardari». Sanders sostiene che queste tecnologie non vadano combattute ma governate, e sottratte alle sole logiche del profitto e al controllo dei privati.


