Il Senato degli Stati Uniti ha confermato Kevin Warsh come prossimo capo della Federal Reserve

Il Senato degli Stati Uniti ha confermato Kevin Warsh come prossimo capo della Federal Reserve, la banca centrale statunitense nonché quella più importante al mondo, anche nota semplicemente come FED. Warsh era già stato scelto dal presidente Donald Trump a gennaio, e comincerà il suo mandato questo venerdì. Sostituirà Jerome Powell, che conclude due mandati consecutivi e che nell’ultimo anno e mezzo era stato oggetto di una serie di forti critiche da parte di Trump.
Il presidente aveva più volte minacciato di mandarlo via, arrivando anche a far avviare una pretestuosa indagine perché Powell si era rifiutato di abbassare i tassi di interesse come richiesto da Trump per stimolare l’economia. I tassi di interesse sono lo strumento per tenere sotto controllo i prezzi a disposizione delle banche centrali, che li modificano a loro discrezione, sulla base dei dati economici: sono istituti indipendenti per statuto e non sono influenzabili dalla politica. Fino al 2028 Powell resta di diritto membro del Consiglio dei governatori della FED, l’organo direttivo che prende le decisioni sui tassi in maniera collegiale.
Warsh ha 56 anni ed era già stato un candidato alla presidenza della FED nel 2017, quando però Trump gli preferì Powell, salvo in seguito dire di essersi pentito. Dal 2006 al 2011 Warsh fece parte del Consiglio dei governatori, e all’epoca fu il più giovane mai nominato. A differenza di molti economisti Warsh non ha fatto una carriera accademica, ma in borsa e nel mondo degli investimenti, dove ha mantenuto molti contatti. Negli ultimi mesi si era allineato ideologicamente a Trump, criticando la FED. Ha sostenuto per esempio che la banca abbia «ferite in larga parte auto-inflitte» e che le servirebbe un regime change, un’espressione usata soprattutto in politica estera per indicare il rovesciamento di regimi autoritari.
Il Senato lo ha confermato con 54 voti contro 45 contrari, e tra chi ha votato contro c’erano tutti i Democratici tranne uno: è stato in assoluto uno dei voti più divisivi per la conferma di un presidente della FED. Un voto così contrastato riflette una certa preoccupazione sul fatto che Warsh possa farsi condizionare eccessivamente da Trump, mettendo così a repentaglio l’indipendenza della banca centrale, uno dei principi più importanti delle economie moderne.
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