In Georgia dieci persone sono state condannate con l’accusa di aver cercato di rovesciare il governo nelle proteste di ottobre

Manifestanti dell'opposizione durante gli scontri con la polizia in occasione delle elezioni locali a Tbilisi, 4 ottobre 2025 (EPA/DAVID MDZINARISHVILI via ANSA)
Manifestanti dell'opposizione durante gli scontri con la polizia in occasione delle elezioni locali a Tbilisi, 4 ottobre 2025 (EPA/DAVID MDZINARISHVILI via ANSA)

In Georgia dieci persone sono state condannate a pene tra i due e i sette anni di carcere per le proteste dello scorso ottobre fuori dal palazzo presidenziale della capitale Tbilisi, durante le elezioni il sindaco e il consiglio comunale. Un tribunale le ha giudicate colpevoli di diversi reati, tra cui aver organizzato azioni violente e aver cercato di rovesciare il governo e l’ordine costituzionale. Le condanne sono un ennesimo segnale della repressione delle opposizioni da parte di Sogno Georgiano, il partito filorusso che governa il paese in maniera sempre più autoritaria dal 2012. Anche la magistratura subisce l’influenza del governo.

Oltre che a Tbilisi, a ottobre si votava in un’altra sessantina di città. Le elezioni erano state boicottate dai due principali blocchi di opposizione, che avevano indetto proteste pacifiche contro Sogno Georgiano. Alla fine del corteo nella capitale un gruppo di manifestanti si diresse verso il palazzo presidenziale e cercò di assaltarlo, mentre altri costruirono barricate in strada: ci furono scontri con la polizia, che rispose usando cannoni d’acqua e spray urticanti. Cinque persone furono subito arrestate e poi incriminate insieme ad altre.

Tra le persone condannate ci sono attivisti, politici di opposizione e Paata Burchuladze, che ha 71 anni, è un cantante d’opera molto conosciuto in Georgia ed era tra gli organizzatori della manifestazione. Burchuladze è stato condannato a sette anni di carcere assieme ad altre quattro persone, mentre altre quattro hanno ricevuto una pena di cinque anni; Irakli Shaishmelashvili, ex funzionario del ministero dell’Interno, è stato invece condannato a due anni in absentia (non era cioè presente al processo perché si trova all’estero).

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