Il ministro Giuli ha dato dell’assenteista al ministro Salvini
Ironicamente ma anche in modo diretto, dopo giorni di screzi sulla presenza della Russia alla Biennale e non solo

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato apertamente degli screzi avuti nell’ultimo periodo con il suo collega di governo Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: i due avevano litigato in modo diretto, durante un consiglio dei ministri, per alcune divergenze sul cosiddetto “piano casa”, l’insieme di misure pensate dal governo per contrastare la crisi abitativa; e poi si erano criticati meno direttamente a proposito della presenza della Russia alla Biennale, l’importante esposizione d’arte contemporanea che comincia il 9 maggio a Venezia: Giuli è contrario, in linea con la posizione ufficiale del governo, mentre Salvini è favorevole.
Giuli non è andato all’inaugurazione della Biennale il 6 maggio proprio per protestare contro la decisione di far partecipare la Russia, presa dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Senza riferirsi esplicitamente a Giuli, Salvini aveva commentato: «Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa!». Intervistato da Sky TG24 sulla questione, Giuli ha finito per prendere Salvini un po’ in giro, utilizzando il suo commento per suggerire che lavori poco e sia spesso assente dal suo ministero: «Quando ho visto quel post l’ho frainteso e ho pensato: è Salvini che fa autocritica. Ho detto, romanamente: anvedi Salvini, che fa un post per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero».
Poi Giuli ha parlato più seriamente della questione: «Dopodiché ho capito che invece non era un’autocritica sul suo assenteismo e rispetto la sua posizione, che è condivisa da tante altre persone». Ha anche detto che considera «un’altra vittoria della Russia» il fatto che ci sia un’ampia varietà di persone che si sono «bevute» la disinformazione russa, tra le quali ritiene ci sia anche Salvini.
Giuli ha aggiunto che non diserterà del tutto la Biennale, e che entro maggio andrà a visitare il padiglione dell’Italia (una parte della mostra della Biennale è formata dai padiglioni permanenti di trenta paesi, che li finanziano e gestiscono scegliendo un artista o un collettivo che li rappresenti).
La Russia non partecipava alla Biennale dal 2022, cioè dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. All’inizio di marzo di quest’anno però aveva annunciato la sua intenzione di riaprire il proprio padiglione, e la Fondazione della Biennale aveva confermato l’apertura di tutti i padiglioni, compresi quelli di paesi coinvolti in guerre come Russia, Iran e Israele. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione nominato dal precedente ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, aveva difeso la scelta, sostenendo che la Biennale sarebbe dovuta restare uno spazio di incontro e confronto anche tra paesi in guerra.
Giuli aveva detto da subito di essere contrario, così come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e nella recente intervista a Sky TG24 ha detto che l’accordo per riaprire il padiglione russo è stato fatto «alle spalle del governo». Era invece prevedibile che Salvini fosse favorevole alla partecipazione della Russia: è il leader della Lega, il partito al governo che ha sempre avuto le posizioni più filorusse, anche dopo l’invasione dell’Ucraina; su questo tema cerca spesso occasioni per mostrarsi come punto di riferimento nel governo per gli elettori filorussi, che in Italia non sono pochi rispetto alla gran parte dei paesi europei, anche facendo opposizione interna a Meloni e al suo partito Fratelli d’Italia.
Ma è probabile che Giuli si sia riferito a Salvini in modo così piccato anche per il litigio avuto la scorsa settimana sul piano casa: durante il consiglio dei ministri in cui dovevano approvarlo, Giuli si era lamentato per una norma che velocizzava le procedure per costruire nei centri storici a discapito delle sovrintendenze, gli enti che tutelano i beni storici e il paesaggio, che sono sotto il controllo del ministero della Cultura. Salvini aveva detto che lui le sovrintendenze le raderebbe al suolo, e Giuli lo aveva invitato ad andare a ripeterlo davanti alle telecamere. Alla fine quel passaggio era stato tolto.


