Gli Stati Uniti negano che l’Iran abbia colpito una loro nave nello stretto di Hormuz
Come ha sostenuto il regime; intanto Trump ha presentato un nuovo piano per «guidare» le imbarcazioni bloccate

Lunedì mattina i media iraniani hanno sostenuto che l’Iran avesse colpito con due missili una nave militare statunitense che si stava avvicinando allo stretto di Hormuz, ignorando le richieste di fermarsi. In seguito hanno specificato che si trattava di colpi di avvertimento, e gli Stati Uniti hanno negato che una loro nave sia stata colpita: la situazione è insomma molto confusa.
Nella notte tra domenica e lunedì (ora italiana) il presidente statunitense Donald Trump aveva presentato una sorta di nuovo piano per sbloccare lo stallo nello stretto di Hormuz, chiamato Project Freedom, con cui gli Stati Uniti dovrebbero aiutare le navi ad attraversarlo. Il regime iraniano ha subito chiarito che non lo consentirà, anzi: ha minacciato di attaccare le forze statunitensi che proveranno ad avvicinarsi o entrare nello stretto. Ha rivendicato inoltre di controllare lo stretto e avvertito che l’unico modo per attraversarlo è accordarsi con il regime e accettare di pagare un pedaggio.
Lo stretto di Hormuz è bloccato sia dall’Iran, dall’inizio della guerra, sia dagli Stati Uniti, che da metà aprile intercettano le navi in movimento da e verso i porti iraniani per impedire le esportazioni, danneggiare l’economia iraniana e mettere pressione sul regime.
Trump non ha spiegato come gli Stati Uniti interverranno nello stretto, ma ha parlato di «guidare le navi in modo sicuro» e ha aggiunto che le forze statunitensi risponderanno «con la forza» se gli iraniani proveranno a sparare missili o lanciare droni contro le navi. Non ha chiarito cosa intenda con «guidare», ossia se la marina statunitense scorterà le navi o si limiterà a fornire aiuto logistico.
Il comando interforze statunitense per il Medio Oriente (CENTCOM) in un comunicato aveva parlato di coordinare la ripresa del traffico marittimo, più che di una missione per scortare le navi che esporrebbe la marina al rischio di contrattacchi iraniani. Aveva detto comunque che saranno coinvolte navi militari, più di 100 mezzi aerei e 15mila militari. L’operazione sarebbe in ogni caso un rimedio temporaneo: Trump ha spiegato che le navi, una volta passate, si impegnerebbero a non tornare nel golfo Persico finché non sarà di nuovo sicuro.
Un cartellone propagandistico a Teheran che raffigura lo stretto di Hormuz come una specie di museruola a Trump, il 2 maggio (AP Photo/Vahid Salemi)
Il CENTCOM ha detto che lunedì due navi commerciali statunitensi sono riuscite a passare dallo stretto, sotto la sua guida: in questo caso i Guardiani della Rivoluzione hanno smentito che ciò sia accaduto. La situazione rimane in ogni caso molto rischiosa, ed è possibile che prima di muoversi gli armatori delle navi commerciali bloccate preferiscano aspettare di capire quanto la proposta degli Stati Uniti sia sicura. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito che una petroliera della loro compagnia statale ADNOC è stata colpita da due droni iraniani mentre attraversava lo stretto, e c’è stata un’esplosione, la cui origine non è ancora stata verificata, su una nave cargo sudcoreana.
I media iraniani avevano presentato il nuovo piano di Trump su Hormuz come «delirante». Non è nell’interesse del regime riconsentire il traffico a Hormuz senza ottenere qualcosa in cambio, perché la fine del blocco è la principale contropartita che può offrire nei negoziati con gli Stati Uniti (l’altra è il programma nucleare, su cui per ora le posizioni restano distanti).



