Sono state ridimensionate le accuse contro l’uomo che ha ferito due persone il 25 aprile a Roma

Il presidio antifascista organizzato dall'ANPI davanti alla basilica di San Paolo fuori le mura a Roma dopo l'arresto di Bondì, il 29 aprile 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Il presidio antifascista organizzato dall'ANPI davanti alla basilica di San Paolo fuori le mura a Roma dopo l'arresto di Bondì, il 29 aprile 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Eitan Bondì, il 21enne che ha ferito due persone sparando con una pistola ad aria compressa durante la manifestazione del 25 aprile a Roma, non è più accusato di tentato omicidio e porto d’armi illegale, ma di tentate lesioni pluriaggravate dalla premeditazione. È un reato meno grave, per cui quindi sono previste pene minori: è difficile stimare con precisione quanto, ma in base a come un giudice interpreta il “tentativo” di lesioni e le aggravanti il reato potrebbe portare a una pena che va da alcuni mesi a oltre tre anni. Bondì era stato arrestato mercoledì 29 aprile, quindi alcuni giorni dopo i fatti, ed era stato portato nel carcere Regina Coeli di Roma: ora invece verrà messo agli arresti domiciliari.

Gli investigatori erano riusciti a risalire a lui grazie ai video di alcune telecamere di sorveglianza nella zona del parco Schuster, il posto in cui sono avvenuti i fatti, nel quartiere Ostiense. Una aveva ripreso un uomo su uno scooter Honda SH bianco fermarsi in via delle Sette Chiese, puntare una pistola contro i manifestanti e sparare a pochi metri di distanza, colpendo due persone, un uomo e una donna che indossavano al collo un fazzoletto dell’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia (ANPI). I due non erano stati feriti in maniera grave ed erano stati medicati sul posto. A terra erano stati trovati alcuni pallini bianchi, proiettili di una pistola ad aria compressa.

Alla polizia Bondì aveva detto di far parte della Brigata ebraica, l’associazione che si richiama al corpo militare che partecipò sia alla liberazione italiana che alla costruzione di quello che sarebbe diventato lo stato di Israele. L’associazione invece aveva smentito che Bondì fosse un loro iscritto. Ora Bondì però ha cambiato la sua versione (lo ha riferito il suo avvocato): durante un interrogatorio col gip, il giudice per le indagini preliminari, ha detto di non avere legami con la Brigata ebraica. È stato invece accertato che facesse parte della comunità ebraica della sua zona.