Gli Stati Uniti hanno accusato il governatore dello stato messicano di Sinaloa di aver ricevuto tangenti da un potente cartello della droga

La procura di New York ha accusato il governatore dello stato messicano di Sinaloa, Ruben Rocha Moya, e nove dirigenti ed ex dirigenti pubblici messicani di aver favorito alcuni membri del cartello di Sinaloa, uno dei gruppi di narcotrafficanti messicani più potenti, in cambio di tangenti.
Secondo la procura Rocha Moya si sarebbe incontrato con alcuni uomini del cartello prima delle elezioni statali del 2021, assicurando loro che se fosse stato eletto avrebbe messo funzionari compiacenti che non si sarebbero opposti alle attività del gruppo. Inoltre Rocha Moya e altri dirigenti avrebbero aiutato il cartello a esportare sostanze stupefacenti negli Stati Uniti e protetto i capi del cartello da indagini in cambio di tangenti da alcuni milioni di dollari. Con un post su X Rocha Moya ha respinto le accuse.
Da quando Trump ha cominciato il suo secondo mandato da presidente, gli Stati Uniti hanno intensificato le attività contro i cartelli criminali messicani, ritenuti i responsabili del traffico di gran parte delle sostanze stupefacenti che arrivano negli Stati Uniti. Trump aveva addirittura minacciato più volte di mandare l’esercito statunitense in Messico a combattere i narcotrafficanti.
La procura di New York ha anche inviato una richiesta di estradizione al ministro degli Esteri del Messico, che per ora ha semplicemente commentato che non ci sono prove sufficienti per approvarla. Ha comunque detto che la richiesta sarà valutata dall’ufficio della procura generale.
Nel 2016 dopo l’arresto di El Chapo, il capo del cartello di Sinaloa, il gruppo si è diviso in due fazioni: una guidata dai figli di El Chapo, con i quali Rocha Moya avrebbe collaborato, e l’altra guidata da Ismael Zambada Garcia, anche noto come El Mayo.


