A Padova è stata scoperta una banca clandestina

Era ricavata dietro a un ristorante cinese, aveva telecamere di sorveglianza e pure una sorta di commercialista: 12 persone sono state arrestate

Un fermo immagine di una ripresa fatta dentro la banca clandestina di Padova dalla Guardia di Finanza (dall'account YouTube della Guardia di Finanza)
Un fermo immagine di una ripresa fatta dentro la banca clandestina di Padova dalla Guardia di Finanza (dall'account YouTube della Guardia di Finanza)
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Un’indagine della procura di Padova ha portato alla scoperta di una banca clandestina gestita da cittadini cinesi nella zona industriale della città, a est del centro storico. Secondo quanto ricostruito, la banca clandestina era operativa almeno da un anno e riciclava denaro ottenuto da varie attività illecite, tra cui l’evasione fiscale e l’usura. Parte di questo denaro, vari milioni di euro, è stata inoltre trasferita illegalmente verso la Cina.

In tutto ci sono 21 persone indagate per molti reati, tra cui associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, usura ed emissione di fatture false. Lunedì la Guardia di Finanza di Venezia e Padova ne ha arrestate 12 (sette sono ora in carcere, cinque agli arresti domiciliari) e ha imposto ad altre cinque l’obbligo di dimora nei comuni dove abitano. Ha inoltre sequestrato 40 milioni di euro tra contanti, criptovalute, beni immobili e mobili, tra cui svariate automobili e orologi di lusso.

Ci sono state anche 35 perquisizioni in altre città, tra cui Venezia, Treviso, Brescia, Milano e Prato, in luoghi in cui si sospetta che siano state fatte attività illegali collegate alla banca clandestina.

Le indagini erano iniziate nel 2023, dopo che i finanzieri avevano intercettato alcune automobili di lusso intestate a cittadini cinesi formalmente nullatenenti o con redditi irrisori. Dagli accertamenti successivi gli investigatori sono poi risaliti a un edificio nella zona industriale di Padova, dove hanno notato un numero anomalo di persone che continuava a entrare e a uscire. Il Corriere del Veneto scrive che l’immobile si trova in via dell’Artigianato 2: la banca era stata ricavata dietro a un ristorante cinese, aveva le vetrate oscurate e cinque telecamere di sorveglianza all’ingresso.

Vicino alla banca è stata scoperta anche una bisca clandestina di mahjong, dove si giocava d’azzardo illegalmente e si utilizzava per le scommesse denaro contante proveniente dalla banca clandestina.

Secondo la Guardia di Finanza, nella banca si poteva entrare solo dopo essere stati identificati tramite le telecamere all’esterno. Dentro funzionava in modo simile a una banca qualsiasi: oltre ai tre soci principali c’erano tre cassieri che annotavano tutte le operazioni su dei registri contabili.

Secondo le indagini nella banca clandestina veniva riciclato denaro contante, portato lì nascosto in buste della spesa, scatole di scarpe e valigie. Il denaro sequestrato è stato trovato anche in altri posti: nelle case di due soci, vicino alla stazione dei treni e nel comune di Saonara, e al Centro Ingrosso Cina, poco distante da via dell’Artigianato.

L’accusa sostiene che i soldi venissero prestati con tassi d’interesse fino al 120 per cento (è il reato di usura) oppure messi su conti correnti da cui venivano trasferiti all’estero, principalmente in Cina, passando da vari paesi, tra cui Danimarca, Francia, Germania, Regno Unito, Irlanda, Lituania e Lussemburgo. Stando a quanto emerso nelle indagini, le operazioni di trasferimento erano gestite da un uomo che operava come una sorta di commercialista, ritenuto responsabile anche di aver aperto varie società fittizie per l’emissione di fatture false: servivano a nascondere i flussi illeciti di denaro e alcune valevano anche decine di milioni di euro.

Durante le indagini è emerso che anche alcuni imprenditori italiani avrebbero fatto ricorso ai servizi del gruppo a capo della banca clandestina, con lo scopo di ottenere denaro contante in cambio di fatture false o per convertire contanti in criptovalute.

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