Marcello Dell’Utri sarà processato con l’accusa di non aver dichiarato 42 milioni di euro ricevuti da Silvio Berlusconi

Una giudice per l’udienza preliminare di Milano, Giulia Marozzi, ha rinviato a giudizio l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri per la presunta mancata dichiarazione di una serie di donazioni per circa 42 milioni di euro da parte dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, suo amico, stretto collaboratore e cofondatore del partito insieme a lui. Il caso riguarda diversi bonifici destinati a Dell’Utri e alla ex moglie, Miranda Ratti, e che Dell’Utri era obbligato per legge a dichiarare alle autorità in quanto condannato in via definitiva per reati di mafia.
Dell’Utri fu condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2014: da allora, per dieci anni, era obbligato a comunicare qualsiasi cambiamento nel patrimonio superiore ai 10.329,14 euro all’anno. Secondo la procura di Milano tuttavia non l’avrebbe fatto. Lui è accusato di violazione delle normative antimafia, mentre la ex moglie di trasferimento fraudolento di valori: entrambi rischiano da due a sei anni di carcere. Nonostante i due avessero divorziato nel 2020 secondo la procura il patrimonio di Ratti sarebbe stato di fatto a disposizione di Dell’Utri. Per parte dei bonifici contestati comunque sono scaduti i termini di prescrizione, il periodo oltre il quale i reati vengono estinti e non possono essere più giudicati.
La prima udienza è in programma il 9 luglio. Nel marzo del 2024 per le stesse accuse il tribunale di Firenze aveva ordinato il sequestro preventivo di 10,84 milioni di euro a Dell’Utri e a Ratti. La misura era stata disposta nell’ambito di una più ampia indagine sui mandanti delle stragi mafiose compiute tra il 1993 e il 1994 tra Roma, Milano e Firenze, in cui era indagato anche Dell’Utri, e nel corso della quale erano stati osservati anche i suoi movimenti finanziari dei dieci anni precedenti. Per questioni di competenza territoriale il caso dei bonifici era stato poi trasferito alla procura di Milano, in seguito a una richiesta degli avvocati difensori Francesco Centonze e Filippo Dinacci.


