L’amministrazione Trump ha reso più permissive le regole sulla cannabis

(AP Photo/Seth Perlman)
(AP Photo/Seth Perlman)

L’amministrazione statunitense del presidente Donald Trump ha reso più permissiva la regolamentazione sulla cannabis, con una decisione che è considerata un grosso cambio di orientamento rispetto alla situazione attuale. L’effetto più rilevante è una semplificazione delle attività di ricerca sui suoi utilizzi terapeutici negli Stati Uniti. La cannabis comunque non è stata legalizzata a livello federale, né a uso ricreativo né terapeutico. Il suo utilizzo è invece consentito dalle leggi locali di numerosi stati federati, e con le nuove regole le aziende che la coltivano per usi medici otterranno vantaggi fiscali.

Nel concreto il provvedimento modifica il modo in cui la cannabis è classificata nel Controlled Substances Act, una legge che categorizza varie sostanze a seconda della possibilità di utilizzarle in ambito medico, della sicurezza e del rischio di sviluppare dipendenze. È una legge che ha ricadute anche sul tipo di conseguenze penali per chi utilizza le sostanze elencate: più sono categorizzate come pericolose, più le pene sono severe.

Finora la cannabis era classificata nella prima categoria (Schedule I) su cinque, quella che include sostanze pericolose per il rischio di dipendenza e senza applicazioni in ambito medico come l’eroina e l’ecstasy: ora rientra nella terza categoria (Schedule III), che include sostanze con un rischio basso o moderato di sviluppare dipendenze fisiche o psicologiche e che include sostanze come la codeina o la ketamina. In tutto le categorie sono cinque, in ordine decrescente rispetto a quanto sono considerate pericolose le sostanze.

La decisione è stata presa con un provvedimento firmato dal procuratore generale Todd Blanche, subentrato a Pam Bondi, licenziata a inizio aprile da Trump. Blanche ha detto che è in programma una più ampia ridiscussione delle regole sulla cannabis, che dovrebbe iniziare a giugno.