In Perù si è dimesso il capo dell’ufficio elettorale nazionale per i ritardi nel conteggio dei voti delle elezioni presidenziali

In Perù si è dimesso il presidente dell’Ufficio nazionale dei processi elettorali (ONPE, con l’acronimo in spagnolo), Piero Corvetto, in seguito alle molte polemiche per i ritardi accumulati nel conteggio dei voti delle elezioni presidenziali, che si sono tenute il 12 aprile. Dopo nove giorni lo scrutinio non è ancora finito: si sa che ci sarà un ballottaggio il 7 giugno, ma ancora non si è capito chi sarà il candidato che sfiderà Keiko Fujimori, del partito populista di destra Forza Popolare.
Secondo quanto emerso finora, questo stallo è dovuto alla lentezza con cui si stanno contando i voti delle zone rurali e quelli dall’estero, e soprattutto perché migliaia di schede sono state contestate a causa di incongruenze, informazioni mancanti o errori nei verbali di conteggio. In questi giorni molti avevano accusato direttamente Corvetto per le lungaggini nel conteggio dei voti e avevano chiesto le sue dimissioni: lui aveva ammesso che c’erano stati problemi logistici ma aveva respinto le accuse di irregolarità.
Lunedì il Consiglio Nazionale di Giustizia, il tribunale peruviano di più alto grado, ha stabilito che i funzionari dell’ONPE dovranno completare lo spoglio dei voti e comunicare i nomi dei candidati che andranno al ballottaggio entro il 15 maggio. Al momento lo scrutinio è fermo a poco meno del 94 per cento: bisogna capire chi arriverà secondo tra Roberto Sánchez, ex ministro degli Esteri e del Turismo, che si presenta come erede di Pedro Castillo con Insieme per il Perù, e Rafael López Aliaga, del partito conservatore Rinnovamento Popolare, ex sindaco della capitale Lima, al momento separati da poche migliaia di voti.


