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  • Martedì 21 aprile 2026

Il Giappone ha approvato per la prima volta la vendita di armi letali all’estero

E da oggi è un po' meno pacifista

La prima ministra giapponese Sanae Takaichi in visita alla portaerei statunitense USS George Washington, il 28 ottobre 2025 (Tomohiro Ohsumi/Getty Images)
La prima ministra giapponese Sanae Takaichi in visita alla portaerei statunitense USS George Washington, il 28 ottobre 2025 (Tomohiro Ohsumi/Getty Images)
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Martedì il governo giapponese ha approvato un’importante modifica alle regole sulla vendita di armi ad altri paesi. Ha stabilito che potrà vendere all’estero anche armi letali, come missili, aerei da guerra, carri armati, navi da guerra e droni armati, mentre finora era consentita la vendita solo di armi non letali, quindi per esempio sistemi di trasporto, sistemi per il riconoscimento delle mine antiuomo e via dicendo. È una modifica voluta dalla prima ministra Sanae Takaichi, del Partito Liberal Democratico (PLD), di destra, ed è importante perché cambia in modo decisivo le politiche pacifiste adottate dal paese dopo la Seconda guerra mondiale.

Eliminando le restrizioni, l’industria militare giapponese potrà sviluppare nuovi sistemi d’arma letali per le esportazioni, che poi potrebbero finire per favorire anche lo sviluppo di un esercito più professionale.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, infatti, il Giappone non ha un vero e proprio esercito. Quando la Costituzione fu scritta, nel 1947, il Giappone aveva trascorso quasi 30 anni sotto un regime militare e imperialista, e per evitare che una situazione del genere si ripetesse gli Stati Uniti decisero di impedirgli costituzionalmente di possedere un esercito.

Di fatto quindi il Giappone non ha un esercito, ma un corpo chiamato “Forze di autodifesa” con il solo compito di difendere il territorio nazionale da eventuali attacchi o invasioni esterne e che non può essere impiegato in missioni armate all’estero. Da decenni la destra giapponese vorrebbe cambiare questa situazione, sostenendo che il paese abbia bisogno di un vero esercito per fronteggiare le minacce esterne e per portare avanti i propri interessi all’estero.

Negli ultimi mesi le pressioni interne alla destra sono diventate sempre più insistenti, soprattutto in seguito alla grossa crisi che c’era stata a novembre con la Cina. Tutto è iniziato quando in parlamento Takaichi aveva detto che se la Cina avesse invaso Taiwan il Giappone avrebbe considerato l’attacco all’isola come una «minaccia esistenziale», e avrebbe risposto militarmente (la Cina rivendica Taiwan come un proprio territorio). La Cina aveva risposto inviando in segno di provocazione alcune navi della propria guardia costiera al largo delle coste di alcune isole controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina.

La decisione del governo del Giappone è anche un segno di come il paese stia cercando di rendersi più indipendente nel settore della difesa, in un momento in cui il suo principale alleato internazionale, gli Stati Uniti, sta impegnando gran parte delle proprie risorse in Medio Oriente, a discapito dell’Asia.

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Nella riunione di martedì il governo giapponese ha modificato i “Tre principi sul trasferimento dell’equipaggiamento di difesa”, le linee guida sulle esportazioni di armi adottate nel 2014 dal governo di Shinzo Abe, anche lui del PLD. Eventuali esportazioni di armi letali saranno esaminate dal Consiglio di sicurezza nazionale, di cui fanno parte la prima ministra e i ministri competenti, e saranno limitate solo a 17 paesi che hanno accordi di cooperazione su difesa e trasferimento di equipaggiamenti militari con il Giappone (tra cui gli Stati Uniti e l’Italia, e in Asia le Filippine e l’Indonesia).