L’ossessione dei social per “massimizzare” le cose
Per chi si è chiesto cosa vuol dire looksmaxxing, chinamaxxing o sleepmaxxing

Negli ultimi anni il suffisso “-maxxing” è diventato una delle espressioni anglofone più diffuse sui social network. Viene usato per descrivere il tentativo di ottimizzare un’attività o un ambito della propria vita – dall’aspetto fisico alla produttività, fino al benessere – spesso con un approccio intensivo ed estremo. Per esempio parlando di alimentazione il “proteinmaxxing” consiste nell’aumentare il più possibile l’apporto proteico, spesso seguendo diete molto rigide, mentre il “fibermaxxing” fa lo stesso con le fibre.
Come spesso succede sui social però il suffisso-maxxing ha finito per essere utilizzato un po’ per qualsiasi cosa. Una donna che cucina la cena al marito sta facendo del “wifemaxxing”, cioè ottimizzazione del suo essere moglie; chi decide di non fare niente sta facendo “nothingmaxxing”, massimizzando l’ozio. Si fa “europemaxxing” se si adotta uno stile di vita rilassato (come da stereotipo americano della vita europea), “bookmaxxing” quando ci si dedica alla lettura: le combinazioni possibili sono potenzialmente infinite.
Il suffisso “-maxxing” deriva da “min-maxing”, un termine diffuso nei giochi di ruolo per indicare strategie di ottimizzazione estrema di un personaggio. A sua volta il termine deriva da un’idea di massimizzazione tipica della teoria dei giochi e dell’economia. Nei giochi di ruolo il min-maxing consiste nel potenziare al massimo (max) certe abilità di un personaggio, sacrificandone altre meno importanti (min).
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Con il tempo, questo linguaggio è stato adottato in contesti online sempre più ampi, fino a trasformarsi in una formula valida un po’ per qualsiasi cosa. Una delle prime comunità online a farla propria, a partire dagli anni Dieci del 2000, è stata quella degli incel (involuntary celibates, “casti non per scelta”), cioè uomini eterosessuali che non hanno relazioni perché si sentono discriminati e rifiutati dalle donne, e che danno la colpa della loro insoddisfazione all’emancipazione femminile e a standard estetici maschili percepiti come irraggiungibili.
Nelle loro conversazioni online si è affermata l’espressione “looksmaxxing” per indicare un insieme di pratiche volte a migliorare il proprio aspetto fisico per aumentare le possibilità di successo con le donne. Queste pratiche possono andare da interventi relativamente comuni, come curare l’alimentazione, fare attività fisica o seguire routine di skincare, fino a soluzioni più drastiche, come l’uso di steroidi o il ricorso alla chirurgia estetica. L’obiettivo è diventare il più attraente possibile secondo una serie di criteri prestabiliti tra i quali ci sono la mandibola pronunciata e la muscolosità.
Il termine ha da allora cominciato a essere utilizzato anche sui social come Reddit e a diventare comune nel gergo di internet. Come ha scritto il linguista Adam Aleksic sul Washington Post i ventenni hanno mutuato diversi termini del loro lessico gergale dal linguaggio incel: è accaduto con il suffisso “-maxxing” ma anche con il termine “redpill”, la pillola rossa di Matrix, che nei forum incel rimanda a una presunta presa di coscienza sulle dinamiche tra uomini e donne, spesso interpretate in chiave misogina e complottista. Online, però, la parola è diventata più elastica e può voler dire semplicemente diventare consapevoli di qualcosa, anche in contesti del tutto scollegati da quel tipo di visione.
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Negli ultimi anni il suffisso “-maxxing” ha cominciato a diffondersi su piattaforme come TikTok e nei contesti più svariati. Per esempio lo “sleepmaxxing” è un insieme di pratiche, tecniche e prodotti che promettono di migliorare la qualità del sonno. Alcune coincidono con indicazioni mediche abbastanza condivise: mantenere orari regolari, ridurre l’esposizione agli schermi prima di dormire, tenere la stanza fresca e buia. Altre hanno basi meno solide: dormire con il nastro adesivo sulla bocca, usare maschere di determinati materiali, assumere integratori o microdosi di melatonina secondo protocolli elaborati da creator senza formazione medica.
Un’altra declinazione popolare del maxxing è il “chinamaxxing”: un insieme piuttosto eterogeneo di pratiche che vanno dal bere acqua calda al mattino al consumo di congee (un porridge di riso) a colazione, esercizi come il qigong o la cura della pelle ispirate alla medicina tradizionale cinese. È una moda che si è diffusa principalmente tra i creator anglofoni i cui video sono spesso accompagnati da descrizioni come: «sono in una fase molto cinese della mia vita».
Secondo la sociologa Stephanie Alice Baker, docente alla City St George’s, University of London, il “maxxing” è un trend tipico dei social network: ora siamo in una fase in cui tutto viene ottimizzato e portato all’estremo, ma presto quelle stesse logiche verranno messe in discussione, parodiate o rifiutate. Allo stesso tempo, dice Baker, è difficile immaginare che questo tipo di fenomeno scompaia del tutto, perché dalla fine del Novecento la cultura del benessere si è intrecciata sempre più strettamente con quella della produttività, fino a rendere l’auto-ottimizzazione una componente quasi implicita dell’idea contemporanea di successo. Più che sparire, quindi, il “maxxing” potrebbe cambiare forma, nome o suffisso, adattandosi di volta in volta alle piattaforme e ai linguaggi che lo ospitano.



