A Bologna forse sono state cremate troppe persone
L'unico impianto della città è usato ininterrottamente da anni, e ora rimarrà chiuso per manutenzione almeno fino a maggio

L’impianto di cremazione di Bologna, nel cimitero di Borgo Panigale, è bloccato dal 12 marzo e resterà chiuso almeno fino a maggio per lavori di manutenzione su tutti e tre i forni. È un disservizio problematico: soprattutto in un impianto molto grande come quello di Bologna, il secondo per cremazioni in Italia. Il blocco è dovuto al fatto che l’impianto ha superato il limite massimo di emissioni inquinanti nell’atmosfera. Negli ultimi anni a Bologna sono state cremate tantissime persone – per diverse ragioni – e secondo alcuni è per questa ragione che non è stato possibile compiere i lavori di manutenzione ordinaria.
Dal 19 marzo le salme delle persone che muoiono in città vengono trasportate in gruppo all’impianto di Ferrara, gestito dalla stessa società a partecipazione pubblica, Bologna servizi cimiteriali: chi non vuole che il proprio caro venga trasportato insieme ad altre salme deve sostenere i costi di un trasporto privato.
I giornali locali hanno raccolto le testimonianze di persone che hanno speso anche mille euro per portare una salma in altri impianti di cremazione più lontani, come quello di Ravenna. Questo perché pagano privatamente l’onorario per le agenzie di pompe funebri che si occupano del trasporto e del ritiro delle ceneri. Bologna servizi cimiteriali specifica che il trasferimento a Ferrara invece non prevede costi aggiuntivi: la tariffa è sempre di 650 euro per i residenti a Bologna e 700 per i non residenti.
In Italia gli impianti di cremazione sono sottoposti a controlli periodici sulle emissioni in atmosfera, simili a quelli che si fanno negli inceneritori di rifiuti. I controlli vengono svolti dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa), ma anche dagli stessi enti che li gestiscono, che devono effettuare un monitoraggio continuo delle temperature e dei fumi: quando vengono superati i limiti previsti dall’autorizzazione unica ambientale, i forni vengono bloccati.
È quello che è successo a inizio marzo a Bologna, quando è stata la stessa società Bologna servizi cimiteriali a comunicare ad Arpae Emilia-Romagna la necessità di fermare tutte e tre i forni. Attualmente i tecnici stanno cercando di individuare il problema e capire come intervenire per riportare i valori delle emissioni nella norma.
Le imprese funebri bolognesi ritengono che la causa del blocco sia la mancata manutenzione. Ugo Borghi, che possiede una ditta di pompe funebri a Bologna ed è presidente dell’associazione di categoria nazionale, dice che durante la pandemia l’impianto di Bologna ha realizzato cremazioni in grandi quantità e con sconti importanti: e questo non ha permesso di fare i lavori di manutenzione ordinaria, perché non c’era il tempo di spegnere i forni a rotazione.
Il presidente di Bologna servizi cimiteriali, Simone Spataro, fa sapere che il numero elevato di cremazioni può aver ridotto il ciclo di vita dell’impianto, ma a suo dire il problema non è legato solo all’usura.
Con quasi 12mila cremazioni l’anno, l’impianto crematorio di Bologna è quello che realizza più cremazioni in Italia dopo quello di Roma (che ne fa circa 16mila), più di quello di Milano (10mila). Il numero in effetti è praticamente raddoppiato durante la pandemia, dice Spataro. In quel periodo in Italia si era consolidata la tendenza a portare le salme in impianti anche molto distanti, per motivi di disponibilità ma anche di convenienza economica.
Dal 2020 gli impianti crematori infatti hanno iniziato a proporre convenzioni e sconti quantità per attrarre clienti anche da lontano: anche l’impianto di Bologna si era organizzato per rispondere alle esigenze di altre regioni, proponendo convenzioni a tariffe calmierate. Già nel 2024 due imprese funebri avevano sporto denuncia per la gestione delle salme in attesa di cremazione, che essendo troppe non venivano gestite subito ma ammassate nel giardino dell’impianto. In certi casi le persone hanno dovuto aspettare anche più di un mese prima di riuscire a far cremare un familiare.
Casi del genere in tutta Italia hanno spinto il governo a regolamentare in maniera più rigida il settore: lo scorso dicembre il cosiddetto decreto semplificazioni (poi convertito nella legge 182 del 2025) ha impedito agli impianti crematori di fare sconti sulle tariffe, che ora devono essere stabilite direttamente dai comuni.



