Della prima regista italiana resta pochissimo

Elvira Notari girò centosessanta tra film, documentari e corti ambientati a Napoli, ma anche a causa della censura fascista quasi tutti sono perduti

Un fotogramma di 'A santanotte (immagine fornita da Awen Films)
Un fotogramma di 'A santanotte (immagine fornita da Awen Films)
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Elvira Notari fu la prima regista cinematografica italiana, nonché una delle prime al mondo e tra le più prolifiche. Tra il 1906 e il 1930, nel periodo d’oro del cinema muto, diresse una sessantina di lungometraggi ambientati a Napoli, più un centinaio di corti e documentari, eppure anche a causa della censura fascista oggi restano solo tre lungometraggi degli anni Venti – È piccerella, ’A santanotte e Fantasia ’e surdato – più due brevi documentari e pochi frammenti, per un totale di due ore e mezza di girato.

Di lei inoltre si sa pochissimo anche perché non lasciò diari né lettere o scritti sulla sua attività, tanto che poche persone al di fuori di esperti e appassionati la conoscono. Da qualche tempo tuttavia una serie di studiosi di cinema ha cominciato a ricostruire la sua vita e la sua carriera proprio attraverso quel poco che di lei è rimasto, come le pubblicità dei quotidiani dell’epoca e i visti di censura appunto.

Uno di questi è Valerio Ciriaci, autore del documentario Elvira Notari. Oltre il silenzio, secondo cui questa «elusività» più che un limite è diventata un’opportunità per riscoprire e rivalutare la storia di Notari, che al tempo fu una regista scomoda ma molto apprezzata, anche negli Stati Uniti. Il documentario è stato presentato alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, e combina frammenti dei film di Notari con interviste di chi ne ha ricostruito la storia e le iniziative di scrittrici, fotografe o gruppi musicali che ne sono stati ispirati. Il “silenzio” del sottotitolo non indica solo la mancanza fisica dei suoi film, spiega la produttrice Antonella Di Nocera, ma anche quello della critica e della storiografia del cinema, che a lungo ne ignorarono l’importanza.

Maria Elvira Giuseppa Coda nacque a Salerno il 10 febbraio del 1875. A 25 anni si trasferì con la famiglia a Napoli, dove due anni dopo sposò il pittore e fotografo Nicola Notari, che aveva un laboratorio per colorare a mano i film, fotogramma per fotogramma: prese il suo cognome, e pochi anni dopo fondò la Dora Film, una manifattura cinematografica con il nome della loro secondogenita. A Napoli c’erano molte imprese familiari artigianali, gestite anche da donne, ma un’attività dedicata al cinema e guidata da una donna era una assoluta novità.

A inizio Novecento il cinema si stava sviluppando soprattutto a Roma, diventando poi un noto strumento della propaganda fascista, e a Torino, dove si girarono i primi “kolossal” per celebrare la storia antica, come Cabiria. A Napoli, una città che al tempo era piena di teatri, sale da concerto ed eventi musicali, il cinema rimase invece molto legato alla cultura popolare. Dal 1906 Notari e il marito cominciarono a produrre brevi scene (chiamate “Arrivederci e grazie”) per accompagnare altri film. Infine pensarono di cominciare a farli anche loro, film più lunghi.

Elvira Notari girava corti e lungometraggi ispirati a canzoni in voga, romanzi d’appendice o vicende di cronaca, ma anche documentari dedicati alle feste religiose, mescolando melodramma e realismo, riprese degli eventi dal vero e scene impostate. Oltre a essere sceneggiatrice e regista, era anche a capo della produzione e della distribuzione della Dora Film: si faceva quindi carico di ruoli molto complessi tutti allo stesso tempo. Sia nei soggetti originali che negli adattamenti, scritti sempre da lei, mostrava spaccati di vita quotidiana in cui spesso comparivano attori non professionisti, motivo per cui viene considerata un’antesignana del neorealismo.

In quasi tutti i suoi film tra l’altro recitò fin da bambino il suo primogenito, Eduardo, noto come Gennariello. La Dora Film fu anche la prima a far accompagnare le immagini dei film muti da un cantante dal vivo, oltre che con la sola musica, ricordò proprio Eduardo Notari, di modo da coinvolgere ancora di più il pubblico.

Elvira e Nicola Notari (immagine della Cineteca di Bologna fornita da Awen Films)

Per Licio Esposito, ideatore di una rassegna del 2014 dedicata a Notari, il suo cinema «sapeva soddisfare la pancia della gente e se ne infischiava di risultare ostico al palato degli intellettuali». Film di particolare successo, come ’Nfama e ’A legge, rimasero in programmazione per oltre 30 giorni.

Ma per Ciriaci uno degli aspetti più sorprendenti della sua carriera è stata la scoperta di una serie di brevi documentari che Notari realizzò per le comunità di emigrati italiani a New York, che un po’ alimentavano la nostalgia dei posti che avevano lasciato, e un po’ contribuivano a rafforzare la nuova identità italoamericana. Negli anni Venti per distribuire e produrre questi documentari a Manhattan fu istituita la Dora Film of America.

Per quel che sappiamo Notari non andò mai negli Stati Uniti, ma tra i frammenti dei suoi film arrivati fin qui ci sono anche quelli di Napoli terra d’amore e Napoli sirena della canzone, che risalgono al 1928-1929 e sono ambientati nell’alta borghesia, proprio per l’influenza del cinema statunitense.

Un articolo di giornale per presentare È piccerella in un teatro di New York (Giuliana Bruno)

Giuliana Bruno, docente ad Harvard e autrice di Rovine con vista, un libro dedicato al cinema di Notari a Napoli, spiega che la regista cercava di mostrare la città e le storie che la animavano «dal vero», e non un paese perfetto, come invece puntava a fare il cinema di propaganda. Raccontava storie di giovani ragazze che non riuscivano mai a emanciparsi del tutto o vicende di riscatto sociale, mostrava scene di festa, processioni e storie d’amore, ma anche zuffe, tradimenti e delitti. Più in generale esplorava la Napoli dei quartieri popolari caratterizzata da delinquenza, povertà e miseria, con personaggi sdentati e ubriachi o che finivano ingiustamente in carcere, mostrando una certa coscienza sociale e consapevolezza per le divisioni di classe.

Tutto questo, unito al fastidio per l’uso del dialetto napoletano nei titoli, nelle didascalie e nella musica che accompagnavano i suoi film, portò il regime fascista a imporre ripetutamente tagli o modifiche anche radicali. Secondo una circolare della commissione per la censura del 1928, i film di Notari erano pieni di «posteggiatori, pezzenti, scugnizzi, di vicoli sporchi, di stracci e di gente dedita al dolce far niente», che offendevano la dignità di Napoli ed erano «una calunnia» per la gente che «cerca di elevarsi nel tono di vita sociale e materiale che il regime imprime al paese»; per questo, il regime decise «in via di massima» di non approvarli.

Con la censura, e con l’aumento dei costi di produzione legato all’avvento del cinema sonoro, nel 1930 la Dora Film fu costretta a chiudere. Notari continuò a dedicarsi alla scuola che aveva fondato per formare giovani attori, e durante la Seconda guerra mondiale si spostò a Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, dove morì il 17 dicembre del 1946. La maggior parte dei suoi lavori è andata perduta a causa della censura o del tempo (le prime pellicole erano fatte di nitrato di cellulosa, un materiale facilmente infiammabile). Ciò che resta è conservato perlopiù alla Cineteca Nazionale a Roma.

In generale fino agli anni Settanta il cinema muto italiano era stato poco considerato, e quello di registi napoletani come Eugenio Perego e Roberto Roberti ancora meno. Non sorprende quindi che anche Notari fu a lungo ignorata. Da allora però studiosi come Bruno, Vittorio Martinelli e Mario Franco cominciarono a fare ricerche su quel poco che si sapeva di lei e a collaborare con le principali cineteche italiane per far conoscere la sua opera.

«È un paradosso, ma credo che questo mistero sia anche il motore della riscoperta di Elvira Notari dopo decenni di oblio», ha detto Ciriaci, ricordando come oggi l’interesse per la sua vita e la sua carriera sia diventato molto più ampio.

Negli ultimi anni ci sono stati diversi eventi con proiezioni dei suoi film, la giornalista e scrittrice Flavia Amabile le ha dedicato un romanzo biografico intitolato Elvira, mentre l’anno scorso, in occasione del 150esimo anniversario dalla sua nascita, è stato istituito un comitato che ha l’obiettivo di valorizzare il suo lavoro. Intanto Elvira Notari. Oltre il silenzio è uscito in diverse sale italiane e su Rai 3, si trova su Now e Sky Arte, e proprio in questi giorni Ciriaci lo sta presentando in diverse città degli Stati Uniti.

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