La Commissione europea ha avviato la procedura per revocare i fondi alla Biennale di Venezia, per la riapertura del padiglione russo

La Commissione europea ha comunicato ufficialmente l’avvio della procedura per revocare o sospendere i fondi europei alla Biennale di Venezia, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, in programma dal 9 maggio. Il motivo è la decisione di riaprire il padiglione della Russia, esclusa dal 2022 a causa dell’invasione dell’Ucraina. La maggioranza dei paesi dell’Unione Europea si era già schierata contro questa decisione con una lettera di protesta, e la Commissione aveva già minacciato di revocare i fondi. Anche il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli aveva detto di essere contrario, precisando però che la Biennale è un’entità autonoma e che quindi non aveva potere sulla decisione (l’Italia comunque non aveva firmato la lettera di protesta con gli altri paesi).
La notizia dell’avvio della procedura è stata data per prima da Repubblica, che ha riferito il contenuto di una lettera inviata dalla Commissione al presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco: dice che la riapertura del padiglione viola il regolamento dell’Unione Europea sulle sanzioni contro la Russia, visto che è il governo russo a finanziare la partecipazione alla Biennale. Secondo la Commissione, la Russia potrebbe sfruttare la riapertura del padiglione per sostenere di avere legittimità internazionale. Ora la Biennale ha 30 giorni per cambiare la propria decisione o per spiegarne le ragioni e convincere la Commissione a non revocare i fondi, 2 milioni di euro per tre anni dal 2025 al 2028.


