Il Venezuela ha autorizzato lo sfruttamento delle proprie miniere da parte degli investitori stranieri

L’assemblea nazionale del Venezuela, il parlamento unicamerale del paese, ha approvato all’unanimità una legge per consentire di dare in concessione a investitori stranieri le molte miniere del paese. La legge è una delle misure con cui il Venezuela sta trasformando la gestione delle proprie risorse da quando gli Stati Uniti hanno catturato e destituito il presidente Nicolás Maduro: il nuovo regime, guidato dalla vice di Maduro Delcy Rodríguez, ha fin da subito adottato un atteggiamento collaborativo e accondiscendente nei confronti del presidente statunitense Donald Trump e delle sue richieste. Per entrare in vigore, la legge sulle miniere dovrà essere firmata proprio da Rodríguez, un passaggio considerato formale.
La legge sulle miniere è stata approvata un mese dopo un incontro tra una serie di dirigenti del settore minerario statunitense e Rodríguez, organizzato dal segretario dell’Interno statunitense Doug Burgum. Sia Burgum che Rodríguez si erano detti interessati ad aprire i giacimenti minerari venezuelani agli investimenti statunitensi: il Venezuela possiede una vasta riserva d’oro e di minerali rari, tra cui il coltan, utilizzato per produrre oggetti in grado di generare grossi profitti come gli smartphone e i satelliti.
La legge appena approvata abroga due normative del settore minerario, una del 1999 e una del 2015, per consentire a società o consorzi sia nazionali che stranieri, sia pubblici che privati, di sfruttare le miniere che si trovano all’interno del paese. Le concessioni avranno una durata massima di 30 anni ma potranno essere prorogate per un massimo di due periodi di 10 anni ciascuno. Le miniere restano comunque di proprietà dello stato venezuelano e la legge istituisce tasse e imposte da pagare sulla produzione mineraria gestita da altre società.


