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  • Giovedì 9 aprile 2026

La stagione del golf

Com'è fatta, quanto dura e quali sono i tornei più importanti: uno, il Masters di Augusta, inizia oggi

Lo scozzese Robert MacIntyre si allena sul campo del Masters di Augusta negli Stati Uniti, 6 aprile 2026 (David Cannon/Getty Images)
Lo scozzese Robert MacIntyre si allena sul campo del Masters di Augusta negli Stati Uniti, 6 aprile 2026 (David Cannon/Getty Images)

La stagione maschile di golf professionistico è iniziata da mesi, ma è con il Masters di Augusta, nell’omonima città della Georgia, negli Stati Uniti, che la stagione entra nel vivo. È quindi l’occasione giusta per capire – o ripassare – com’è fatto il golf professionistico, quali e quando sono i suoi eventi principali e che peculiarità hanno. Il Masters – come è chiamato in genere il torneo di Augusta – è il primo dei quattro Major, i tornei più importanti della stagione maschile di golf.

Parlare di “stagione di golf”, però, può essere fuorviante, perché il golf professionistico è diviso soprattutto in tour (o circuiti) di solito organizzati su base geografica e in genere composti da numerosi tornei. La stagione di un golfista professionista coincide dunque in larga parte con il tour di appartenenza. Ogni tour è fatto da vari tornei, e in ogni torneo si gioca di solito su quattro turni (uno al giorno), ciascuno di 18 buche, con l’obiettivo di chiudere con il più basso numero di colpi possibile.

Ci sono poi i tornei Major (che sono una cosa a parte, più importante, e che spesso rientrano a loro volta in altri tour o circuiti) e, una volta ogni due anni, la Ryder Cup, che è l’unico importante torneo a squadre del golf (ci sono una squadra europea e una statunitense) e che non appartiene a nessun tour o circuito. Questo, comunque, sarà un anno senza Ryder Cup: c’è stata nel 2025 e tornerà nel 2027, in Irlanda.

Il tour maschile più famoso e seguito è il PGA Tour, gestito da un’organizzazione statunitense. Ne fanno parte poco più di 200 golfisti e vi si accede e vi si rimane in vari modi, per esempio vincendo una sorta di tour di serie B.

La stagione del PGA Tour è divisa in vari momenti. Il primo inizia a gennaio e finisce a marzo con il The Players Championship, che è anche noto come “The Players” e che molti considerano quasi un “quinto Major”.

La parte più calda della stagione – in senso letterale ma anche figurato – è quella che arriva subito dopo, e nella quale si giocano i quattro Major: il Masters di Augusta ad aprile, il PGA Championship a maggio, lo U.S. Open a giugno e l’Open Championship a luglio. L’unico fuori dagli Stati Uniti è l’Open Championship, che si gioca nel Regno Unito e che è anche noto come British Open.

Così come nei tornei del “Grande Slam” del tennis, ogni Major ha le sue peculiarità. L’Open Championship, per esempio, si disputa a rotazione su nove celebri campi sul mare, noti per vento e umidità; mentre lo U.S. Open si gioca spesso su fairway molto stretti. I fairway sono le zone d’erba bassa tra il tee, da cui si effettua il primo tiro, e il green, l’area più vicina alla buca. Più sono stretti, più bisogna essere precisi nei tiri.

Scottie Scheffler con il trofeo dell’Open Championship, il più antico tra i Major, 20 luglio 2025 (Richard Heathcote/Getty Images)

Fino ad agosto gli obiettivi dei migliori golfisti sono principalmente questi: vincere i singoli tornei (che hanno montepremi milionari) e soprattutto i Major; e poi accumulare punti nella classifica del PGA Tour, così da qualificarsi alle fasi finali del circuito con l’obiettivo di vincere la FedEx Cup. Così come nel tennis, anche nel golf si guadagnano punti in base ai piazzamenti e i tornei più importanti assegnano più punti.  Sempre restando nel parallelismo tennistico, per molti versi la FedEx Cup, che esiste dal 2007, sta al golf come le ATP Finals stanno al tennis maschile: non ha una lunga storia ma è un torneo considerato importante perché lo giocano i migliori di quell’anno.

Le fasi finali della FedEx Cup si giocano ad agosto in tre tornei consecutivi, uno a settimana: al primo partecipano i migliori 70 del PGA Tour, al secondo restano in 50 e al terzo, il Tour Championship, arrivano solo i migliori 30. È lì che si assegna la FedEx Cup e si proclama il “campione del tour”. Finora solo due golfisti, il nordirlandese Rory McIlroy e lo statunitense Tiger Woods, sono riusciti a vincerla almeno due volte. Sono anche tra i sei golfisti ad aver completato il Grande Slam, vincendo tutti i Major.

Con la vittoria del Masters dello scorso anno, McIlroy è diventato il primo europeo e il sesto golfista della storia a completare il Grande Slam (David Cannon/Getty Images)

Nella seconda metà dell’anno la stagione del golf va un po’ in calando. La fase finale del PGA Tour si svolge infatti tra settembre e novembre, quando tutti i Major sono stati già disputati e la FedEx Cup è già stata assegnata, e quindi i migliori golfisti di fatto non giocano già più. Restano in gara quelli con ranking più basso, che sfruttano le ultime gare per accumulare punti utili per rimanere nel circuito anche nella stagione successiva.

Restare tra i primi cento garantisce l’accesso a tutti i tornei principali. A meno di rare esenzioni, chi è più indietro ottiene il cosiddetto “status condizionale”, che consente di partecipare solo a certi tornei, oppure si sposta in un tour di livello più basso.

Oltre ad avere i migliori golfisti al mondo, il PGA Tour si svolge su alcuni dei campi più tecnici, belli e storici del golf. Molti tornei si giocano ogni anno sugli stessi percorsi, mentre quelli di tre Major su quattro cambiano campo ogni anno. Fa eccezione il Masters, che si disputa sempre all’Augusta National Golf Club.

I Major sono qualcosa di diverso e separato perché non sono organizzati dal PGA Tour e quindi possono accogliere i migliori golfisti da tutti i circuiti del mondo e preservare la propria tradizione e le proprie regole. Possono, in breve, fare un po’ quello che vogliono.

Il Masters, per esempio, è gestito dallo stesso golf club del campo in cui si gioca e per mantenere un’atmosfera da “paradiso terrestre” e un’aura di unicità paragonabile a quella di Wimbledon nel tennis, impone regole rigidissime, come vietare l’uso dei telefoni e limitare le sponsorizzazioni.

Come spesso succede nello sport, per esempio con le “classiche monumento” del ciclismo, i Major sono più importanti anzitutto per anzianità: il Masters, che è il più recente dei quattro, c’è dal 1934; l’Open Championship, che è il più antico, dal 1860.

– Leggi anche: Il Masters è tanto patinato quanto controverso

In quanto Major, anche quest’anno il Masters sarà la prima grande occasione dell’anno in cui i giocatori importanti del PGA Tour potranno confrontarsi con i rivali di altri circuiti, come il DP World Tour e il LIV, che è piuttosto controverso. Esiste dal 2022 ed è sostenuto dal fondo sovrano saudita, che grazie a ingaggi e premi enormi ha convinto a partecipare golfisti come Bryson DeChambeau e Jon Rahm, tra i favoriti di questo Masters.

Bryson DeChambeau durante il torneo del LIV Golf in Sudafrica, 22 marzo 2026 (Sydney Seshibedi/Gallo Images/Getty Images)

Il PGA Tour, però, rimane ancora il più coinvolgente e seguito di tutti i circuiti professionistici; e quello con la maggior parte dei golfisti più forti.

Per quanto riguarda invece il Masters, ci si aspetta un torneo intrigante perché nessuno dei grandi favoriti – tra cui Scottie Scheffler – ha giocato nelle ultime tre settimane. Ed è una cosa che nel golf, e in particolare al Masters, tende a farsi sentire, visto che nelle 89 edizioni passate solo tre golfisti hanno vinto nonostante una pausa così lunga.