Meloni dice che nel governo è tutto ok

E anzi, ha detto che «un sì ti conferma, ma un no ti riaccende», riferendosi alla sconfitta al referendum sulla giustizia

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l'informativa sull'attività del governo alla Camera, Roma, 9 aprile 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l'informativa sull'attività del governo alla Camera, Roma, 9 aprile 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto alla Camera l’informativa sull’azione del suo governo, uno dei modi con cui il governo riferisce al parlamento su questioni di particolare importanza. Meloni aveva deciso di tenere l’informativa dopo la bocciatura della riforma della magistratura nel referendum costituzionale, e dopo le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

Le dimissioni erano state volute da Meloni per dare l’idea di un cambio di passo, e per smorzare le polemiche che si andavano alimentando dopo la sconfitta al referendum. Da quei giorni si era cominciato a parlare di una “fase due” del governo, una definizione fatta circolare da esponenti di Fratelli d’Italia e dagli stessi collaboratori della presidente del Consiglio che suggeriva un nuovo slancio all’azione di governo, una ripartenza determinata dopo la battuta d’arresto. È una formula che si usa sempre in casi come questo, e che in realtà quasi mai ha portato bene ai governi. Anzi, di solito il momento in cui si comincia a parlare di “fase due” coincide con l’inizio di un declino irreversibile.

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Meloni nel suo discorso ha fatto nuovamente uso di questa retorica:

Il voto contiene anche un segnale che non intendiamo ignorare ma piuttosto utilizzare in positivo, perché colleghi, un sì ti conferma, ma un no ti riaccende, ti impone di fermarti a riflettere e di rimettere tutto in discussione. E alla fine di quella riflessione se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo capisci una cosa semplice e potentissima: che il rifiuto non è la fine di un percorso, ma è l’inizio di una nuova spinta.

Ma è una riflessione, questa sul «rifiuto», che per Meloni non prevede né nuovi programmi di governo, né ulteriori cambi di ministri. «Niente dimissioni, né rimpasto», ha detto: «Non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo» e «governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare». Ha aggiunto che «il governo c’è, nel pieno delle sue funzioni determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all’ultimo giorno del suo mandato: non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo: governeremo come fanno le persone serie in pace con la propria coscienza».

Nel resto del suo discorso, che alla Camera è durato un’ora scarsa, Meloni ha poi criticato l’opposizione definendola «disperata». Ha fatto esplicito riferimento alla vicenda di una sua fotografia del 2009 circolata in questi giorni in cui compare con Gioacchino Amico, referente della famiglia camorristica dei Senese, e oggi collaboratore di giustizia. Su quella foto il Partito Democratico aveva chiesto chiarimenti anche e soprattutto dopo il caso del ristorante aperto dall’ex sottosegretario Delmastro insieme a Mauro Caroccia, ritenuto prestanome sempre dei Senese (è principalmente per questa vicenda che a Delmastro sono state imposte le dimissioni dopo il referendum).

Meloni ha anche parlato del conflitto in Iran dicendo che è un’operazione «che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato». Ha detto che serve il «pieno ripristino della libertà di circolazione nello stretto di Hormuz» che l’Iran ha bloccato all’inizio della guerra, causando la crisi energetica, e che se ci sarà «una nuova recrudescenza» del conflitto (se dunque la guerra proseguirà e il cessate il fuoco non porterà a una soluzione duratura) «dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia». Meloni è arrivata a ipotizzare una «sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita: non una deroga per singolo stato membro ma un provvedimento generalizzato».

Il Patto di stabilità è l’insieme delle regole europee per la gestione coordinata e prudente dei conti pubblici da parte degli stati membri dell’Unione Europea, per far sì che ciascun paese tenga i conti pubblici in ordine e senza fare troppo ricorso al debito, in modo da evitare problemi che possano ricadere sul resto dell’Unione. Il Patto era stato sospeso nella primavera del 2020 a causa della pandemia, per dare modo agli stati di spendere miliardi di euro in aiuti ai cittadini potendo fare debito.