Il prezzo dei carburanti continua ad aumentare
Soprattutto il gasolio costa sempre di più, nonostante il governo abbia speso quasi un miliardo di euro per ridurre le accise

Dagli ultimi dati del monitoraggio settimanale del ministero dell’Ambiente sui carburanti, che escono ogni martedì dopo le 12, emerge che anche questa settimana i prezzi di benzina e gasolio sono cresciuti a causa della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello stretto di Hormuz, una delle vie marittime più importanti per il trasporto di energia. Negli ultimi sette giorni la benzina è costata in media 1,761 euro al litro e il gasolio 2,092, con un aumento rispettivo dell’1,7 e del 2,9 per cento rispetto alla settimana precedente.
Nella settimana prima della guerra la benzina costava 1,67 euro al litro e il gasolio 1,72: da allora la benzina è aumentata del 5,5 per cento, mentre il diesel del 21,6 per cento. Il diesel risente di più della benzina delle carenze del petrolio, perché ha un mercato molto più vasto e usi molto più diffusi: serve anche per l’autotrasporto, per uso industriale e per i riscaldamenti. In caso di crisi energetica come quella attuale la richiesta di gasolio preme dunque su diversi fronti contemporaneamente, facendone salire il prezzo in modo più marcato. La benzina invece ha una domanda legata quasi solo alla mobilità privata.
I dati settimanali mostrati finora danno modo di valutare in modo consolidato la tendenza dei prezzi dei carburanti, poiché eliminano le variazioni giornaliere talvolta temporanee e poco significative. Ma alla fine quello che si paga quando si fa rifornimento è il prezzo che si trova in un dato momento, per cui può essere utile consultare anche i prezzi medi giornalieri che mette a disposizione il ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Da questi si vede che martedì i prezzi erano già più elevati di quelli medi settimanali, segno che forse questi ultimi risentivano di valori più bassi dell’inizio della scorsa settimana: martedì mattina in media la benzina in modalità self costava 1,783 euro al litro nei distributori urbani e 1,816 in autostrada; il gasolio rispettivamente 2,146 e 2,158 euro al litro.
I prezzi giornalieri hanno anche il dettaglio per regioni. La benzina costa di più in Basilicata, nella provincia autonoma di Bolzano, in Calabria e in Sicilia, le quattro regioni dov’è stabilmente sopra l’1,8 euro al litro; costa meno invece in Veneto, Marche e Umbria. Secondo il monitoraggio del Sole 24 Ore, che aggrega i dati di tutti i distributori nazionali, la provincia dove la benzina costa di più è quella di Palermo, seguita da Nuoro e Potenza. Le tre dove il prezzo è più basso sono Sondrio, Cagliari e Forlì-Cesena.
Il gasolio è ormai stabilmente sopra i 2 euro in tutte le regioni italiane. Costa di più in Calabria, nella provincia autonoma di Bolzano, e in Lombardia; costa meno invece in Abruzzo, Umbria e Marche. Il monitoraggio del Sole 24 Ore dice che le tre province dove il gasolio è più caro sono Crotone, Lodi e Cremona. Le tre in cui costa di meno sono Sondrio, Cagliari e Chieti.
Tutti i rincari registrati fino a qui sono avvenuti nonostante sia in vigore uno sconto sulle imposte sui carburanti di circa 25 centesimi al litro, di cui poco più di 4 sono sull’IVA e 20 delle accise, le imposte di importo fisso sui carburanti. Lo sconto lo ha deciso il governo di Giorgia Meloni come misura di emergenza per tentare di compensare l’aumento di mercato del prezzo dei carburanti, ma non si sta rivelando molto efficace: rispetto a quando è stato introdotto i prezzi sono aumentati lo stesso, segno che i rincari della materia prima hanno più che compensato lo sconto. Sconto che quindi è inefficace, se l’intento era non far salire i prezzi dei carburanti. È anche vero che se non ci fosse, i prezzi sarebbero ancora più alti.
Dal grafico qui sotto si vede che nel caso della benzina la riduzione della parte in rosso, cioè delle imposte, è stata quasi del tutto compensata dall’aumento del prezzo industriale. Rispetto alla settimana prima della riduzione delle accise, la differenza è di 0,5 centesimi.
Nel caso del gasolio, il prezzo ora è persino maggiore di quando non era in vigore lo sconto sulle accise.
In Italia le accise sono tra le più alte dei paesi europei. Da sempre si discute di ridurle perché impattano in misura ragguardevole i prezzi dei carburanti, col risultato che quindi gravano sul consumatore finale. Quando erano piene l’IVA e le accise rappresentavano il 55 per cento del prezzo della benzina e il 51 del gasolio; con lo sconto la percentuale è scesa rispettivamente al 45 per cento e al 40,6.
Ridurle è molto costoso perché sono ormai una componente importante del bilancio dello Stato: la riduzione temporanea di circa 25 centesimi dal 19 marzo al 30 aprile è costata quasi un miliardo di euro, e i consumatori l’hanno appena percepita.
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