È morto a 86 anni il magistrato Pietro Calogero, noto per le sue inchieste nei cosiddetti “anni di piombo”

Il magistrato Pietro Calogero, uno dei più noti procuratori durante i cosiddetti “anni di piombo”, famoso soprattutto per le sue inchieste contro la sinistra extraparlamentare, è morto lunedì 7 aprile. Calogero aveva 86 anni ed era stato ricoverato all’ospedale di Padova per problemi di salute. È ricordato in particolare per gli arresti compiuti proprio il 7 aprile del 1979, in un’operazione che diede inizio a uno dei capitoli più discussi e controversi della storia giudiziaria italiana di quel periodo. L’espressione “teorema Calogero”, usata per indicare l’impianto accusatorio che portò a quegli arresti, è legata proprio a lui.
Nel 1979 Calogero era procuratore a Padova: su suo mandato furono arrestate decine di persone, tutte appartenenti, simpatizzanti o considerate vicine alla formazione di sinistra extraparlamentare Autonomia Operaia, tra cui Toni Negri, Oreste Scalzone ed Emilio Vesce. L’idea di Calogero – quella che portò la stampa a coniare la formula del “teorema” – era che una serie di intellettuali, docenti universitari, giornalisti e militanti dell’area riconducibile ad Autonomia Operaia avesse diretto le operazioni delle Brigate Rosse, la formazione terroristica di sinistra più nota di quegli anni, portando avanti un progetto di eversione armata.
Alla base della tesi di Calogero c’era la dibattuta questione dei rapporti tra la propaganda e gli scritti di alcuni tra i più influenti intellettuali di estrema sinistra dell’epoca, e le azioni di terrorismo politico che proliferavano in quegli anni. Il processo iniziò solo nel 1983, si svolse con tempi lunghissimi e, secondo molti osservatori tra cui Amnesty International, in violazione dello stato di diritto: Negri e altri imputati furono detenuti preventivamente in carcere per anni.
Ci furono critiche anche sulla stessa impostazione alla base del processo. Tra le altre cose fu contestato l’affidamento fatto sulle testimonianze dei “pentiti” – pratica spesso criticata nei processi sul terrorismo politico – così come la tesi di fondo che mirava ad attribuire responsabilità materiali nel terrorismo politico agli intellettuali di estrema sinistra, che però non parteciparono direttamente ai gruppi armati. Alla fine le pene dei principali condannati nel processo che seguì agli arresti del 7 aprile, ridotte in appello e poi confermate in Cassazione: andarono dai 4 ai 12 anni.
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