Chi sono ora i latitanti italiani più pericolosi

Dopo l'arresto del camorrista Roberto Mazzarella ne sono rimasti tre: un mafioso, un camorrista e un bandito sardo dell'Anonima sequestri

Foto segnaletica di Giovanni Motisi (ministero dell'Interno)
Foto segnaletica di Giovanni Motisi (ministero dell'Interno)

Con l’arresto del camorrista Roberto Mazzarella, trovato nella notte tra venerdì e sabato in una villa sulla Costiera amalfitana, la lista dei latitanti considerati di massima pericolosità dal ministero dell’Interno si è ridotta da quattro a tre persone. Ne fanno ancora parte Renato Cinquegranella, camorrista, Attilio Cubeddu, bandito dell’Anonima sequestri sarda, e Giovanni Motisi, mafioso un tempo molto vicino a Totò Riina.

Mazzarella era a capo dell’omonimo clan camorristico, uno dei più potenti di Napoli e provincia. Era latitante dal 28 gennaio del 2025, quando era riuscito a evitare l’arresto disposto dal tribunale di Napoli per omicidio aggravato dal metodo mafioso. Mazzarella è sospettato di essere il mandante dell’omicidio di Antonio Maione, fratello incensurato di Ivan Maione, che aveva ucciso Salvatore Mazzarella, padre di Roberto, in quella che viene considerata una faida tra clan.

Renato Cinquegranella invece ha 76 anni ed è ricercato dal 2002 per diverse accuse, tra cui associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, estorsione, detenzione e porto illegale di armi. Dal 2018 le ricerche sono state estese a livello internazionale.

Renato Cinquegranella (ministero dell’Interno via ANSA)

Affiliato all’organizzazione camorristica Nuova Famiglia, secondo gli investigatori Cinquegranella sarebbe stato coinvolto in uno degli omicidi più efferati avvenuti nella faida che si sviluppò negli anni Ottanta tra la Nuova Famiglia e la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, per il controllo delle attività criminali a Napoli, ovvero l’omicidio di Giacomo Frattini, detto bambulella, un giovane del gruppo di Cutolo. Frattini fu torturato, ucciso e fatto a pezzi per vendicare gli omicidi in carcere di alcuni affiliati alla Nuova Famiglia, avvenuti per mano di altri membri della Nuova Camorra Organizzata.

Il cadavere di Frattini fu trovato nel bagagliaio di un’auto con testa e mani mozzate, lasciate nella stessa auto all’interno di alcuni sacchetti di plastica, insieme al cuore che era stato estratto dal petto.

Cinquegranella è stato accusato anche di aver avuto un ruolo nell’assassinio di Antonio Ammaturo, capo della squadra mobile della polizia, e del suo autista Pasquale Paola, uccisi a Napoli il 15 luglio 1982 dalle Brigate Rosse: secondo la procura, Cinquegranella avrebbe fornito un supporto logistico al gruppo di terroristi colpevoli dell’agguato ospitandoli nella sua villa di Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Attilio Cubeddu invece ha 79 anni ed è originario di Arzana, in provincia di Nuoro. Fece parte dell’Anonima sequestri, un gruppo criminale sardo responsabile di sequestri, rapine e assalti tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. Negli anni Ottanta Cubeddu partecipò ad alcuni celebri rapimenti, come quello di Cesare Peruzzi in Toscana e di Ludovica Rangoni Machiavelli e di Patrizia Bauer in Emilia-Romagna.

Attilio Cubeddu (ministero dell’Interno)

Venne arrestato nel 1984 a Riccione e in carcere si comportò come un detenuto modello, tanto che nel 1997 ottenne un permesso premio per uscire dal carcere di Badu ’e Carros, a Nuoro. Cubeddu non rientrò mai, dando così inizio alla sua latitanza. Nei mesi successivi fu coinvolto nel sequestro di Giuseppe Soffiantini, imprenditore di Manerbio (Brescia), rapito il 17 giugno 1997 e rilasciato dopo 237 giorni di prigionia e dopo il pagamento di circa 5 miliardi di lire. Cubeddu è stato condannato in contumacia per il sequestro di Soffiantini.

Secondo un’ipotesi mai confermata, Cubeddu in realtà potrebbe essere morto, ucciso da un altro bandito durante la spartizione del riscatto Soffiantini. Secondo un’altra teoria, invece, sarebbe ancora latitante in Sardegna e avrebbe avuto un ruolo (anche se non è mai stato incriminato) nel rapimento di Silvia Melis, sequestrata a Tortolì, in Ogliastra, il 19 febbraio 1997 e rilasciata 265 giorni dopo.

Il palermitano Giovanni Motisi è considerato uno degli uomini ai vertici di Cosa Nostra e in passato fu molto vicino a Totò Riina: ha 67 anni ed è ricercato dal 1998 con le accuse di omicidio, associazione di tipo mafioso e strage. È a capo del mandamento (la zona di influenza di tre famiglie mafiose collegate) Pagliarelli, nell’omonimo quartiere di Palermo.

Dal dicembre del 1999 (anno a cui risale anche la sua ultima apparizione, al compleanno della figlia) sono iniziate le ricerche anche a livello internazionale. Secondo gli investigatori Motisi fu uno degli organizzatori dell’omicidio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. È stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del poliziotto Giuseppe Montana, ucciso il 28 luglio 1985.