Elia Del Grande è di nuovo in fuga

Nel 1998 uccise genitori e fratello in provincia di Varese: per la seconda volta nel giro di pochi mesi è scappato da una struttura

I Carabinieri fuori dalla casa della famiglia Del Grande a Cadrezzate, in provincia di Varese, il 7 gennaio del 1998 (FERRARO-ANSA-KLD)
I Carabinieri fuori dalla casa della famiglia Del Grande a Cadrezzate, in provincia di Varese, il 7 gennaio del 1998 (FERRARO-ANSA-KLD)

Elia Del Grande, che fu condannato per aver ucciso i genitori e il fratello nel 1998 in provincia di Varese, è in fuga per la seconda volta nel giro di cinque mesi. Domenica grazie a un permesso per Pasqua era uscito dalla struttura di Alba, in provincia di Cuneo, dove era in programma che trascorresse sei mesi: avrebbe dovuto rientrarci nel pomeriggio, ma non si è più presentato.

A fine ottobre Del Grande era già scappato da una “casa lavoro” di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Adesso le forze dell’ordine lo stanno cercando sia in Piemonte sia a Cadrezzate, il piccolo comune del Varesotto in cui aveva ucciso i familiari, lo stesso in cui era poi stato trovato due settimane dopo la fuga.

Del Grande, che ha 50 anni, fu il responsabile di quella che è conosciuta anche come la “strage dei fornai”, visto che la sua famiglia era proprietaria di un panificio. La notte tra il 6 e il 7 gennaio del 1998 sparò un colpo di fucile a ciascuno dei suoi genitori e due colpi al fratello. Disse di averli uccisi perché non approvavano la sua relazione con una ragazza originaria di Santo Domingo. Tentò di scappare in Svizzera, ma al confine venne fermato e confessò.

In primo grado fu condannato all’ergastolo, poi la Corte d’appello ridusse la pena. Dopo aver scontato oltre 26 anni di carcere, lo scorso settembre il tribunale di sorveglianza decise di sottoporlo a una misura di sicurezza, ordinando che restasse per sei mesi nella struttura di Castelfranco Emilia. Il 30 ottobre però Del Grande scappò scavalcando il muro della struttura con una fune ricavata mettendo insieme dei fili elettrici che era riuscito a recuperare. Quando fu individuato, il 12 novembre, gli investigatori dissero che per nascondersi si era spostato tra i boschi e si era servito perfino di un pedalò per attraversare il lago di Monate, che bagna Cadrezzate.

Elia Del Grande nella foto sulla sua carta d’identità nel 1998 (FERRARO/ANSA/KLD)

Le case lavoro hanno come obiettivo la rieducazione e il reinserimento delle persone nella società, e ospitano tra gli altri chi è sottoposto a misure di sicurezza perché ritenuto socialmente pericoloso. Anche se il confine può essere labile, tecnicamente una persona sottoposta a una misura di sicurezza non è come una persona detenuta. Chi si sottrae a una misura di sicurezza perciò non è del tutto equiparabile a chi evade dal carcere, ma poi deve comunque ricominciare tutto daccapo: non viene cioè tenuto conto del tempo che aveva già trascorso sottoposto a un certo provvedimento.

Del Grande, in particolare, avrebbe dovuto passare sei mesi nella struttura di Alba, in attesa che il magistrato di sorveglianza (cioè l’organo che vigila tra le altre cose sulle misure di sicurezza) valutasse la sua pericolosità sociale, anche alla luce della fuga del novembre scorso. In una lettera inviata al quotidiano locale VareseNews durante la fuga di pochi mesi fa aveva detto di essere scappato dalla struttura del modenese perché la trovava inadeguata e secondo lui somigliava troppo a un centro di detenzione per persone con patologie psichiatriche.