In Argentina un giudice ha parzialmente sospeso una contestata riforma del lavoro voluta dal presidente Javier Milei

Manifestanti durante lo sciopero di protesta contro la riforma del lavoro voluta dal presidente Javier Milei, a Buenos Aires, in Argentina, 19 febbraio 2026 (AP Photo/Rodrigo Abd)
Manifestanti durante lo sciopero di protesta contro la riforma del lavoro voluta dal presidente Javier Milei, a Buenos Aires, in Argentina, 19 febbraio 2026 (AP Photo/Rodrigo Abd)

In Argentina un giudice ha parzialmente sospeso una riforma del lavoro voluta dal presidente di destra Javier Milei, che tra le varie cose rende i licenziamenti meno costosi, limita il diritto di sciopero, introduce la possibilità di giornate lavorative fino a 12 ore, riduce i contributi a carico dei datori di lavoro ed elimina l’obbligo di pagare gli straordinari.

Contro la riforma aveva fatto ricorso il principale sindacato argentino, la Confederazione generale del lavoro, giudicandola incostituzionale e contraria ai diritti dei lavoratori. Nelle scorse settimane il sindacato aveva anche organizzato un grosso sciopero di protesta. Più nel dettaglio, il giudice che ha accolto il ricorso del sindacato ha disposto la sospensione provvisoria di 80 articoli su 200 della riforma, in attesa di una sentenza definitiva sul ricorso.

La riforma era stata approvata alla fine di febbraio, con Milei che aveva sostenuto che le leggi argentine sul lavoro fossero troppo restrittive e di fatto finissero per scoraggiare le aziende dall’assumere personale. Da tempo il presidente argentino sta cercando di risolvere la profonda crisi economica in cui si trova l’Argentina con un piano di riforme economiche di stampo liberista. In questo sforzo è aiutato anche dal presidente statunitense Donald Trump, che considera Milei il principale alleato in Sudamerica: oltre a supportare direttamente la sua campagna elettorale di metà mandato, nei mesi scorsi gli Stati Uniti hanno infatti avviato un eccezionale piano di aiuti all’economia argentina.