Il generale Min Aung Hlaing si è dimesso da capo delle forze armate del Myanmar per puntare alla presidenza

Il generale Min Aung Hlaing, alla guida della giunta militare che nel febbraio del 2021 organizzò il colpo di stato in Myanmar, si è dimesso da capo delle forze armate birmane con l’obiettivo di diventare presidente del paese. Lunedì è stato nominato vice presidente dalla camera bassa del parlamento, durante la prima seduta dalle elezioni posticce tenute tra dicembre e gennaio: più avanti (ma non è chiaro quando) il parlamento voterà fra tre vice presidenti per scegliere il presidente, che con ogni probabilità sarà proprio Min Aung Hlaing.
Con questa mossa la giunta militare trasformerà la propria leadership da militare a civile ma di fatto, secondo la gran parte degli osservatori, il regime resterà lo stesso. Nel frattempo, in una cerimonia che si è svolta nella capitale Naypyidaw, Min Aung Hlaing ha ceduto il ruolo di capo delle forze armate a Ye Win Oo, un veterano dell’esercito.
Min Aung Hlaing ha 69 anni ed era a capo delle forze armate birmane dal 2011. Durante il colpo di stato del 2021 fece arrestare i principali leader del partito di governo, compresa la Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. Assunse il ruolo di capo del governo e introdusse lo stato di emergenza denunciando presunti brogli alle elezioni del novembre precedente e autoproclamandosi poi primo ministro. Fin da allora aveva promesso in più occasioni elezioni libere, che si sono tenute quasi cinque anni dopo in maniera tutt’altro che libera.
La giunta militare le aveva organizzate proprio per dare una legittimazione formale al proprio controllo sul paese, in cui fin dal colpo di stato è in corso una violenta guerra civile con migliaia di morti e oltre 3 milioni di sfollati. Le elezioni erano state vinte senza sorprese dal Partito dell’Unione, della Solidarietà e dello Sviluppo (USDP, quello che rappresenta appunto la giunta): tutte le principali forze politiche di opposizione erano state sciolte da tempo e gli altri sei partiti nazionali non erano stati autorizzati a partecipare. In più, in alcune zone del paese controllate dalle forze ribelli o dove c’erano scontri quotidiani non era possibile votare.
– Leggi anche: Alle elezioni in Myanmar non serve aspettare i risultati


