Cosa si sta facendo a Napoli contro l’aumento anomalo dei casi di epatite A

Oltre al divieto di vendere frutti di mare crudi, sono state introdotte nuove misure di prevenzione nelle scuole e nelle mense

Un banco per la vendita di pesce e frutti di mare nel mercato rionale della Pignasecca a Napoli (ANSA/CIRO FUSCO)
Un banco per la vendita di pesce e frutti di mare nel mercato rionale della Pignasecca a Napoli (ANSA/CIRO FUSCO)

A Napoli sono state rafforzate le misure per contrastare l’aumento dei casi di epatite A in corso da settimane, con un numero insolito di ricoveri e una diffusione di dieci volte superiore rispetto alla media degli ultimi dieci anni, addirittura 41 volte superiore a quella dell’ultimo triennio. Le ultime misure preventive sono state ordinate per le scuole e le ditte che producono cibi per le mense, dopo il divieto di vendere frutti di mare crudi nei ristoranti e nei chioschi imposto dieci giorni fa e un’intensificazione dei controlli nelle pescherie.

A Napoli la diffusione dell’epatite A è aumentata soprattutto a partire dall’inizio dell’anno, nell’ambito di un generale aumento dei casi in Italia nel 2025: l’ultimo dato complessivo disponibile per Napoli, dell’Istituto superiore di sanità, dice che da gennaio al 17 marzo i contagi sono stati 117. In realtà sono molti di più: proprio a metà marzo c’è stato un picco di ricoveri negli ospedali napoletani: il 18 marzo all’ospedale Cotugno, centro di riferimento locale per le malattie infettive, c’erano 43 persone ricoverate, un numero che l’ospedale ha definito «estremamente insolito». A essere ricoverate sono state soprattutto persone tra i 35 e i 45 anni, con sintomi anche acuti.

L’epatite A è una malattia infettiva del fegato trasmessa soprattutto attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati. È causata dal virus chiamato HAV (Hepatitis A Virus). A differenza delle versioni B o C, questa forma è generalmente acuta e temporanea, non diventa mai cronica: in molti casi può essere asintomatica, ma quando si manifesta i sintomi sono nausea, vomito, affaticamento e ittero, ovvero la colorazione giallastra della pelle.

Le forme gravi sono rare, ma possono portare alla morte: secondo l’Istituto superiore di sanità l’epatite A è letale in una percentuale dei casi che va dallo 0,1 al 0,3 per cento, ma può arrivare fino all’1,8 per cento nelle persone che hanno più di 50 anni. L’epatite A si può prevenire con un vaccino, che però in Italia non è obbligatorio, ma raccomandato per alcune categorie di persone.

Le misure di prevenzione più frequenti per l’epatite A sono prevalentemente igieniche, come il lavaggio frequente delle mani, il lavaggio della frutta e della verdura, la cottura completa degli alimenti, il rispetto di una serie di norme sulla gestione degli scarichi fognari e sulla produzione e distribuzione di cibo. I cibi a cui fare più attenzione sono soprattutto i molluschi, che possono essere allevati in acque contaminate da scarichi fognari che contengono il virus.

Nelle ultime settimane, a Napoli e dintorni, sono stati intensificati i controlli nelle pescherie, con una serie di sequestri di frutti di mare considerati non a norma: l’ultima operazione di cui hanno parlato i giornali locali ha coinvolto 16 pescherie, in 3 delle quali sono stati sequestrati complessivamente circa 70 chili di frutti di mare. L’ordinanza con cui dieci giorni fa il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha vietato di vendere frutti di mare crudi nei ristoranti e nei chioschi includeva anche la raccomandazione ai cittadini di non consumare frutti di mare crudi a casa.

Le ultime misure preventive, quelle adottate nelle scuole, sono state diffuse dall’ASL Napoli 3, con una nota inviata pochi giorni fa all’Ufficio scolastico provinciale, che a sua volta ha diffuso le raccomandazioni in tutte le scuole, un ambiente considerato a rischio per la vicinanza tra gli e le studenti, che in molti casi mangiano nelle mense. La nota invita a lavare accuratamente e frequentemente le mani con acqua e sapone dopo essere andati in bagno, prima di cucinare e prima mangiare, a lavare molto attentamente frutta e verdura, oltre che a pulire, sanificare e aerare frequentemente le aule scolastiche.

Alcune scuole napoletane hanno anche rimosso frutta e verdura cruda dai menù delle mense, e le hanno sostituite con verdura cotta, succhi di frutta e puree di frutta confezionate. Per quanto riguarda le ditte che producono cibi per le mense, il comune di Napoli ha chiesto di rafforzare i controlli interni sul rispetto delle norme igieniche e sanitarie.

Nel frattempo l’ASL Napoli 1 ha avviato una campagna straordinaria di vaccinazioni gratuite per i soggetti ritenuti più a rischio (personale sanitario, persone che lavorano nel settore alimentare, pazienti fragili e bambini) e a pagamento – con un ticket di 32,83 euro – per gli altri.