La polizia australiana ha trovato e ucciso Dezi Freeman, il fuggitivo sospettato dell’omicidio di due agenti di polizia lo scorso agosto

La polizia dello stato di Victoria durante le ricerche dell'uomo a Porepunkah, 27 agosto 2025 (EPA/SIMON DALLINGER via ANSA)
La polizia dello stato di Victoria durante le ricerche dell'uomo a Porepunkah, 27 agosto 2025 (EPA/SIMON DALLINGER via ANSA)

Dopo sette mesi di ricerche la polizia australiana ha trovato e ucciso Dezi Freeman, l’uomo sospettato dell’omicidio di due agenti di polizia commesso in un’area remota nello stato del Victoria, nel sud del paese, lo scorso agosto. Il capo della polizia dello stato, Mike Bush, ha detto che lunedì mattina (la tarda sera di domenica, in Italia) un uomo è stato ucciso in un’operazione durata tre ore vicino a Walwa, al confine con il Nuovo Galles del Sud, circa 200 chilometri a nordest dal luogo dei fatti dell’anno scorso.

La polizia australiana non ha ancora confermato ufficialmente l’identità dell’uomo. Bush tuttavia ha detto che la sua uccisione conclude l’operazione Summit, il nome che era stato dato alle indagini contro Freeman, motivo per cui tutti i media australiani danno già per certo che sia lui.

Freeman aveva 56 anni ed era conosciuto anche come Desmond Filby. Lo scorso 26 agosto una decina di agenti di polizia e investigatori si era presentata a casa sua con un mandato di perquisizione relativo a reati a sfondo sessuale che era sospettato di aver commesso anni prima. C’era stato uno scontro a fuoco in cui Freeman aveva ucciso due agenti e ne aveva ferito un terzo: poi era scappato portando con sé alcune armi. Le ricerche cominciarono subito dal territorio di Porepunkah, una cittadina di un migliaio di abitanti in una zona montuosa e piena di boschi che fu messa in lockdown, il tutto mentre in Australia era pieno inverno. La polizia australiana ha detto che lunedì Freeman era da solo, ma che quasi sicuramente in questi mesi era stato aiutato da qualcuno.

Secondo le ricostruzioni della polizia, l’uomo faceva parte dei cosiddetti “sovereign citizens”, un movimento di persone che sostengono diverse teorie cospirazioniste, ritengono illegittimi governo e istituzioni e rifiutano ogni tipo di autorità. In passato Freeman aveva minacciato agenti di polizia in diverse occasioni e per un periodo gli era stato revocato il porto d’armi. All’inizio delle ricerche erano stati fermati, interrogati e poi lasciati andare senza accuse la moglie e il figlio quindicenne.