I paesi del Golfo vogliono finire il lavoro
Ora sono diventati quelli più restii a far finire la guerra in Medio Oriente, per paura che l'Iran rimanga a lungo una minaccia

Quando è cominciata la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i paesi arabi del golfo Persico erano a dir poco contrari. Temevano che l’Iran avrebbe fatto ritorsioni contro di loro, e che questo avrebbe messo in pericolo il loro modello economico e di sviluppo: è precisamente quello che è successo.
Ma ora che la guerra va avanti da un mese e che il presidente statunitense Donald Trump sta cercando di avviare un negoziato (ammassando al tempo stesso soldati nel Golfo), gli stessi paesi del Golfo sono i più restii a vederla finire. Temono che, se la guerra finirà senza eliminare completamente la minaccia dell’Iran, il loro modello economico sarà compromesso per sempre.
Questa settimana il principe ereditario dell’Arabia Saudita (e governante di fatto del paese) Mohammed bin Salman ha fatto pressioni su Donald Trump per continuare la guerra, secondo informazioni del New York Times. Anche funzionari degli Emirati Arabi Uniti hanno fatto pressioni simili, proprio in questi giorni.
Il punto è questo: gli attacchi dell’Iran hanno mostrato quanto le economie e il modello di sviluppo dei paesi arabi del Golfo siano fragili. Il blocco dello stretto di Hormuz, e quindi l’impossibilità di esportare idrocarburi via mare, potrebbe provocare un tracollo economico che va dal 3 al 14 per cento di punti di PIL in meno, a seconda del paese.
Il regime iraniano inoltre ha mostrato l’intenzione di mantenere il controllo dello stretto di Hormuz anche quando sarà finita la guerra. Questo significherebbe che i paesi del Golfo finirebbero per sottostare anche in futuro a un paese ostile.

Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, con il presidente statunitense, Donald Trump, nella sua recente visita di stato negli Stati Uniti a febbraio (AP Photo/Evan Vucci, File)
Inoltre i bombardamenti costanti dell’Iran, oltre a essere una minaccia per la sicurezza, rischiano di mettere a repentaglio il modello di sviluppo del Golfo: per decenni i paesi della regione hanno cercato di presentarsi come luoghi stabili e centri del business internazionale, dove gli investimenti sono i benvenuti e lo stile di vita è sicuro. Questa immagine non è più garantita a causa dei bombardamenti.
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Di fatto i paesi del Golfo temono che il regime iraniano uscirà dalla guerra indebolito ma non distrutto, e che magari sarà perfino imbaldanzito dall’aver resistito agli Stati Uniti e dall’aver dimostrato che è in grado di mettere pressione sull’intera economia mondiale. Dopo aver visto che può usare la minaccia militare ed economica per ottenere concessioni, l’Iran potrebbe cercare a quel punto di spadroneggiare sui paesi arabi del Golfo, esigendo per esempio una tassa di passaggio dallo stretto di Hormuz, o imponendo la propria egemonia sulla regione.
I paesi arabi del Golfo hanno le risorse per contrastare militarmente l’Iran, e potrebbero armarsi per difendersi ed eventualmente opporsi al regime iraniano. Ma questo significherebbe trasformarsi in paesi molto più bellicosi e concentrati sull’aspetto militare, e finirebbe per stravolgere l’immagine di stabilità e sicurezza che per decenni hanno cercato di proporre al mondo.
Di fatto, i paesi arabi del Golfo vedono un solo modo per far tornare più o meno tutto com’era prima: rendere inoffensivo il regime iraniano. Ora che la minaccia dell’Iran si è espressa, agli occhi dei paesi del Golfo deve essere eliminata.

Un locale vuoto a Dubai, 13 marzo 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)
Non è del tutto chiaro cosa potrebbe comportare l’eliminazione di questa minaccia. I paesi del Golfo non sono molto espliciti su questo. Anche loro sanno che allo stato attuale delle cose rovesciare il regime iraniano sarebbe molto difficile. Ma sicuramente vogliono che sia indebolito molto più di quanto non sia attualmente.
I due paesi più decisi su questa linea sono Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Entrambi, secondo vari resoconti dei media, starebbero anche valutando la possibilità di entrare direttamente in guerra contro l’Iran e assieme agli Stati Uniti. Qatar, Kuwait e Bahrein sostengono la posizione saudita ed emiratina, ma finora non si sono esposti troppo, né a livello diplomatico né militare.
L’unico contrario è l’Oman, uno dei paesi che ha i migliori rapporti con l’Iran e che continua a proporsi come mediatore tra le parti. Il ministro degli esteri dell’Oman Badr Albusaidi ha perfino descritto come «razionale» la decisione dell’Iran di bombardare il suo e gli altri paesi del Golfo.
La posizione dei paesi arabi del Golfo si allinea in questo modo a quella del governo israeliano: anche il primo ministro Benjamin Netanyahu vuole continuare la guerra e indebolire il più possibile l’Iran. Con una differenza: Israele è pronto non soltanto a indebolire il regime, ma anche a destabilizzare l’intero paese, fino a trasformarlo in uno stato fallito. Questo sarebbe invece troppo rischioso per i paesi arabi del Golfo, che vogliono un Iran indebolito, ma stabile.



