Non è stato confermato il controllo giudiziario per le imprese Dama e Alberto Aspesi, indagate per sfruttamento della manodopera

Il tribunale di Milano, 23 luglio 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
Il tribunale di Milano, 23 luglio 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

Il giudice per le indagini preliminari (gip) ha rigettato la richiesta di controllo giudiziario per le imprese di abbigliamento Dama e Alberto Aspesi, entrambe indagate per sfruttamento della manodopera.

Aspesi è noto soprattutto per i suoi piumini, mentre Dama possiede il marchio di abbigliamento Paul & Shark, è di proprietà di Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, ed è l’azienda che durante la pandemia da coronavirus fu indagata per una fornitura di camici alla regione (sia Dini che Fontana furono prosciolti per quella vicenda).

Secondo la procura il controllo giudiziario – che prevede la nomina di un amministratore giudiziario, che affianchi i dirigenti delle aziende al fine di correggere eventuali pratiche illegali senza interrompere il lavoro delle aziende coinvolte – era necessario perché i dirigenti di Dama e Alberto Aspesi avevano appaltato una parte della filiera a due opifici pur sapendo che questi sfruttavano manodopera cinese.

Il gip non ha escluso l’esistenza di una situazione di sfruttamento dei lavoratori, ma non ha ritenuto che ci siano i presupposti per il controllo giudiziario poiché le responsabilità sono da attribuire a chi gestisce e possiede gli opifici e non ai dirigenti di Dama e Alberto Aspesi. Secondo il gip inoltre durante le indagini non sono emersi elementi che fanno pensare che i dirigenti di Dama e di Alberto Aspesi partecipassero alla gestione dell’attività negli opifici, e che fossero quindi responsabili dell’eventuale sfruttamento.

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