Che cos’è la manifestazione «No Kings» a Roma

È nata negli Stati Uniti ma si è diffusa nel resto del mondo: ci sono migliaia di partecipanti, e c'è stata una polemica ancora prima che iniziasse

manifestanti con bandiere rosse e uno striscione con su scritto «senza pace non c'è lavoro. Contro i re e le loro guerre»
La manifestazione No Kings a Roma, il 28 marzo 2026 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
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Alle 14 di oggi è iniziata a Roma una manifestazione intitolata «No Kings»: è uno slogan nato negli Stati Uniti e usato contro le politiche di Donald Trump, considerate autoritarie. Nella giornata di oggi sono state organizzate oltre 3mila manifestazioni con questo slogan soprattutto negli Stati Uniti, dove è previsto che partecipino milioni di persone, ma anche in Europa, Italia compresa. Gli organizzatori di quella di Roma avevano previsto che avrebbero preso parte circa 15mila persone, ma dicono che la partecipazione è stata infine molto più alta: contestano quella che definiscono una svolta autoritaria del governo di Giorgia Meloni e le politiche belliciste degli stati europei, che ultimamente hanno aumentato molto le loro spese militari.

È la prima grossa manifestazione a cui si applicano le nuove misure previste dal cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato a febbraio dal governo. Fra queste c’è il fermo preventivo fino a 12 ore di persone che le forze dell’ordine ritengono a rischio, così da impedire loro di creare disordini o partecipare a eventuali scontri. In città sono stati dispiegati più di mille agenti di polizia per mantenere l’ordine pubblico.

Un’operazione di polizia ha fatto discutere già prima dell’inizio del corteo: Ilaria Salis, attivista ed europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, ha detto di essere stata sottoposta a un controllo da parte della polizia sabato mattina alle 7 nella sua camera di albergo a Roma. Lei lo ha ricondotto a un’azione intimidatoria in vista della sua partecipazione alla manifestazione. La questura ha dato una versione diversa, dicendo che il controllo è stato fatto sulla base di una segnalazione da parte di un altro paese europeo. Salis ha poi partecipato alla manifestazione.

Una grande bandiera della pace alla manifestazione (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Alla manifestazione hanno aderito oltre 700 diverse associazioni, tra cui collettivi, centri sociali e partiti di opposizione. Era previsto che il percorso del corteo andasse da piazza della Repubblica (vicino alla stazione di Termini) fino a piazza San Giovanni, quella che ospita tipicamente le manifestazioni più partecipate in città. Vista la partecipazione più alta del previsto gli organizzatori hanno cambiato il percorso e l’hanno indirizzato verso piazzale del Verano, passando per la tangenziale Est della città.

Il movimento No Kings è nato l’anno scorso negli Stati Uniti, come reazione alle politiche di Trump percepite come più autoritarie: il nome (traducibile come “no ai re”) si richiama agli ideali repubblicani e di resistenza all’oppressione su cui vennero fondati gli Stati Uniti, che nel Settecento si resero indipendenti dal Regno Unito con la Rivoluzione americana. Le richieste del movimento sono state mantenute volutamente vaghe e generiche, così da raccogliere il maggior numero di persone scontente verso Trump, anche per motivi diversi fra loro.

Il movimento ha già organizzato due giornate di protesta negli Stati Uniti, a giugno e a ottobre del 2025: contando le varie proteste in tutto il paese, erano state fra le manifestazioni politiche con il maggior numero di partecipanti di sempre. Oggi 28 marzo il terzo giorno di protesta è stato esteso anche ad altri paesi, per lo più europei. In alcuni stati monarchici, il nome è stato cambiato in “no ai tiranni” o “no ai dittatori”.

– Leggi anche: Il controllo di polizia su Ilaria Salis prima della manifestazione