L’Ucraina venderà all’Arabia Saudita le sue tecnologie antidrone
Per aiutarla a difendersi dagli attacchi iraniani, anche se non è chiaro cos'abbia ottenuto in cambio

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver firmato un accordo di cooperazione con l’Arabia Saudita per fornirle la tecnologia necessaria a respingere gli attacchi iraniani coi droni. Da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente, le tecnologie dell’Ucraina per intercettare i droni sono diventate molto richieste, e da qualche settimana il governo ucraino stava negoziando la loro fornitura a vari paesi arabi del golfo Persico attaccati dall’Iran. Ci sono state discussioni persino con gli Stati Uniti, ma finora il presidente Donald Trump ha fatto resistenza all’idea di chiedere davvero aiuto all’Ucraina. L’Arabia Saudita è il primo paese a firmare un accordo di questo tipo con il governo ucraino.
In quattro anni di guerra contro la Russia, l’Ucraina ha sviluppato tecnologie efficaci ed economiche per contrastare gli attacchi dei droni russi, uguali a quelli che ora l’Iran sta lanciando contro i paesi del Golfo: sono i droni Shahed, che l’Iran ha venduto in questi anni anche al regime di Vladimir Putin.
I droni Shahed sono semplici e relativamente economici da produrre, eppure stanno mettendo in grossa difficoltà i paesi arabi del Golfo. Per contrastarli usano costosi e sofisticati intercettori Thaad e Patriot che, semplificando, sono missili che in genere servirebbero a colpire in volo altri missili.
Proprio perché i droni Shahed costano poco, l’Iran ne sta lanciando in grandi quantità e per intercettarli i paesi arabi del Golfo stanno usando molti dei loro intercettori, con due problemi. Il primo è che gli intercettori non sono fatti per contrastare i droni, più piccoli e più agili. Il secondo è che i paesi arabi del Golfo stanno sprecando il loro arsenale, rischiano di esaurirlo in fretta e di rimanere quindi scoperti contro i più dannosi missili balistici.
C’è poi anche una questione economica: un drone iraniano Shahed costa qualche decina di migliaia di dollari, mentre un singolo missile intercettore Patriot costa all’incirca 3 milioni di dollari.
Con le sue tecnologie antidrone l’Ucraina può risolvere questi problemi. In quattro anni di guerra nel paese sono nate numerose aziende che hanno sviluppato droni in grado di intercettare gli Shahed con un sistema proporzionato, più efficace dei missili e più sostenibile a livello economico.
Oggi l’Ucraina è in grado di produrre centinaia di migliaia di droni intercettori al mese, e nelle scorse settimane Zelensky aveva detto di essere pronto a venderli ai paesi del Golfo. «Anche l’Arabia Saudita possiede capacità che sono interessanti per l’Ucraina e questa cooperazione può essere reciprocamente vantaggiosa», ha detto Zelensky, senza però specificare cosa abbia ottenuto in cambio.
Oltre ai soldi, che evidentemente non mancano a un paese ricco di risorse energetiche come l’Arabia Saudita, si sa che Zelensky da tempo chiede di avere più missili Patriot per difendere l’Ucraina dai missili balistici russi (l’Ucraina dispone di sistemi antimissilistici, ma visto il loro costo elevato non ne ha abbastanza per proteggere tutto il paese). Non è detto che l’Arabia Saudita abbia accettato di dargliene: sistemi come i Patriot sono molto richiesti in tutto il mondo, e i paesi del Golfo ne hanno bisogno soprattutto ora che devono difendersi dall’Iran.
Secondo quanto ricostruito dal New York Times nei primi giorni della guerra i paesi del Golfo hanno usato più di 800 missili Patriot per contrastare oltre oltre 2mila droni e più di 500 missili balistici iraniani. Nell’arco di tutti e quattro gli anni di guerra contro la Russia l’Ucraina ha ricevuto solamente circa 600 missili Patriot.



