La migliore peggiore band di sempre
Le Shaggs non sapevano suonare, ma il loro unico disco anticipò il punk ed era uno dei preferiti di Kurt Cobain

In una famosa lista nella quale il cantante dei Nirvana Kurt Cobain elencò i suoi 50 dischi preferiti di tutti i tempi, alcuni erano tra i più famosi della storia del rock alternativo, come Surfer Rosa dei Pixies, My War dei Black Flag, Entertainment! dei Gang of Four e Raw Power degli Stooges. Ma assieme a titoli così illustri ce n’era anche uno di una band femminile del New Hampshire quasi sconosciuta: Philosophy of the World delle Shaggs.
È l’unico disco che abbiano mai realizzato. I tre membri del gruppo, le sorelle Dorothy (voce e chitarra solista), Betty (chitarra ritmica) e Helen Wiggin (batteria), lo pubblicarono nel 1969. Anche se quando uscì non esisteva ancora come genere, Philosophy of the World è un disco che ha molto a che fare col punk, sia negli approcci che nell’intenzione. È un album radicalmente amatoriale, prodotto rudimentalmente, costantemente fuori tempo e a tratti inascoltabile. A marzo un documentario dedicato a quel disco e alla breve carriera della band, We Are the Shaggs, è stato presentato al SXSW di Austin, uno dei più apprezzati festival americani dedicati al cinema indipendente. Chi lo ha visto ne parla molto bene.
Quando lo registrarono, le sorelle Wiggin non sapevano davvero suonare: utilizzarono successioni di accordi che sembravano non avere assolutamente nulla in comune, ci misero sopra linee vocali che non si incastravano con l’accompagnamento, e non si curarono neppure di accordare i loro strumenti, creando un effetto disarmonico e respingente.

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Ma le Shaggs violarono anche un’altra convenzione che, soprattutto per i canoni della musica rock del tempo, veniva considerata quasi intoccabile: fecero a meno del contributo del basso, fondamentale per creare groove, dare profondità al suono e fare da ponte tra ritmo e melodia.
L’unica linea di basso presente nel disco è quella di “That Little Sports Car”, suonata (molto a caso) da una quarta sorella Wiggin, Rachel. Nelle altre undici canzoni intervengono soltanto la batteria e due chitarre che si incastrano molto male tra loro.
Per una decina d’anni nessuno seppe nulla di Philosophy of the World, anche perché ne furono stampate soltanto un centinaio di copie. La fama dell’album aumentò inaspettatamente soltanto negli anni Ottanta, quando diventò oggetto di una riscoperta grazie principalmente a Frank Zappa, che lo definì un capolavoro, e ad alcuni gruppi del circuito indipendente, che cominciarono a descriverlo come un disco che anticipò il punk.
Grazie a questa riconsiderazione, oggi tra gli appassionati le Shaggs sono diventate una band di culto a tutti gli effetti. Vengono frequentemente descritte come “la migliore peggiore band del mondo”: negli ultimi cinquant’anni la critica musicale ha esaltato l’anarchismo compositivo, l’inconsapevole avanguardismo e l’esasperato dilettantismo del loro unico album, che per certi versi anticipò stili e tendenze che si sarebbero consolidate solo dalla fine del decennio successivo.
Alcuni critici lo considerano infatti uno dei primi dischi intenzionalmente lo-fi, cioè prodotti, registrati e arrangiati in modo volutamente dozzinale, un filone che sarebbe stato centrale nella musica indipendente dagli anni Ottanta in poi. Sarebbe stato poi soprattutto con l’affermarsi della filosofia punk, dal 1977 in poi, che gli adolescenti cominciarono a formare delle band senza saper suonare, disprezzando i virtuosismi e i principi dell’armonia tipici del rock degli anni Settanta.
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Nel 1981 il famoso giornalista musicale Lester Bangs scrisse su Village Voice che l’influenza delle Shaggs «è paragonabile a quella dei Beatles», definendo Philosophy of the World «una delle pietre miliari della storia del rock». Terry Adams, pianista del gruppo rock statunitense NRBQ, scomodò un paragone ancora più ardito: disse che la musica delle Wiggin aveva molto in comune con la libertà espressiva del free jazz di Ornette Coleman, per quanto inconsapevolmente.
Oltre che per la loro proposta musicale eccentrica e irripetibile, le Shaggs hanno attirato l’interesse di critici e appassionati anche per la loro storia familiare bizzarra e un po’ mistica. Le sorelle Wiggin cominciarono infatti a dedicarsi alla musica per volontà di loro padre, Austin, che esercitò un controllo molto serrato sulle loro vite. Le obbligò a suonare perché quando era ancora un bambino sua madre, che era una cartomante, gli lesse i tarocchi e anticipò il suo futuro: disse che avrebbe sposato una donna bionda, che avrebbe avuto due figli maschi e che le sue figlie avrebbero fondato una band di successo.
Dato che le prime due predizioni si avverarono, Austin Wiggin fece di tutto per far sì che anche la terza diventasse realtà. Comprò degli strumenti, li mise in mano alle figlie e, dato che non vedeva di buon occhio le scuole di musica, le costrinse a impararli autonomamente.
Austin Wiggin decise anche il nome della band: Shaggs, dal nome di un famoso taglio di capelli che andava di moda tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Fece ritirare le sue figlie da scuola dopo pochissimi anni, obbligandole a studiare da casa e a evitare di frequentare i loro coetanei. Le sorelle Wiggin trascorsero l’adolescenza a suonare ogni giorno in una rudimentale sala prove ricavata nel seminterrato di casa loro a Fremont, nel New Hampshire.
Quando tornava a casa dal lavoro il padre continuava a farle esercitare fino a tarda notte, fino a quando la canzone non otteneva una resa a suo dire soddisfacente. «Ci siamo perse un sacco di cose. Quando sento la gente parlare del liceo o dell’ora di ginnastica, beh, io non he ho la minima idea», ha detto Betty Wiggin in una recente intervista al Guardian.
Un altro elemento spiazzante di Philosophy of the World è il contenuto dei testi, che a dispetto del titolo non parlano quasi mai di massimi sistemi. Alcuni raccontano di situazioni di vita quotidiana tutto sommato trascurabili: “My Pal Foot Foot” per esempio racconta delle continue sparizioni del gatto delle Wiggin, mentre “It’s Halloween” è una filastrocca generica e piuttosto infantile sulla notte del 31 ottobre.
A queste canzoni più innocenti si affiancano altre più violente, depressive e inquietanti. Una è “Sweet Thing”, incentrata su una relazione tossica. Rimane in testa facilmente soprattutto per la parte in cui Dorothy urla a squarciagola: «una volta mi facevi felice, ora mi rendi triste».
“Who Are Parents?” invece parla di come una disciplina genitoriale troppo rigida possa compromettere il futuro dei figli, con un riferimento neppure troppo implicito all’autoritarismo di Austin Wiggin; e in un certo senso si collega a “Things I Wonder”, canzone dedicata a tutte le cose che le tre sorelle si sono perse durante la loro infanzia di clausura.
Non ha un ritornello ed è composta da strofe sofferte e molto toccanti, come la seconda: «I wonder about the stars above, I wonder about the birds that fly, I wonder about your love, but most of all I wonder why you make me cry» («mi chiedo del tuo amore, ma soprattutto mi chiedo perché mi fai piangere»).
La giornalista di Pitchfork Quinn Moreland ha scritto che, per quanto Philosophy of the World sia effettivamente un album sperimentale e intrigante, nell’ultimo mezzo secolo è stato eccessivamente idealizzato. La critica ne ha lodato spesso la spontaneità e l’autonomia artistica, quando in realtà è tutto meno che un progetto indipendente. Lo ha definito il prodotto di una condizione di «costrizione e isolamento», dato che Austin Wiggin tendeva a intervenire maniacalmente su qualsiasi cosa facessero le sue figlie.
Dorothy Wiggin ha detto al Guardian che, anche se trascorreva tutto il giorno con la chitarra in mano, conosceva poco o nulla di musica. Lei e le sue sorelle non suonavano per passione, ma perché dovevano farlo per evitare ripercussioni: «pensavamo che le nostre chitarre fossero accordate. Credo che questo dimostri quanto poco ne sapessimo». Smisero di fare musica nel 1975, subito dopo la morte del padre. Negli anni successivi, mentre la loro musica veniva riscoperta e apprezzata da gente come Zappa e Cobain, lavorarono come addette alle pulizie e badanti.
Dorothy, Betty e Rachel, che sono ancora in vita, si riunirono per una serie di concerti nel 1999 e nel 2017, anche grazie all’interesse generato dall’inserimento di Philosophy of the World nella lista dei dischi di Kurt Cobain. Helen invece è morta nel 2006. Nel 2013, con il nome di Dot Wiggin Band, Dorothy Wiggin pubblicò una serie di canzoni inedite del gruppo.
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