Le autorità libiche stanno rimorchiando la metaniera russa che era alla deriva nel Mediterraneo dall’inizio di marzo

Un'immagine dall'alto della metaniera russa Arctic Metagaz danneggiata, 3 marzo 2026 (dal profilo X OSINTdefender)
Un'immagine dall'alto della metaniera russa Arctic Metagaz danneggiata, 3 marzo 2026 (dal profilo X OSINTdefender)

Le autorità marittime libiche stanno rimorchiando la Arctic Metagaz, la nave russa che dall’inizio di marzo era alla deriva nel mar Mediterraneo. La Arctic Metagaz è una metaniera, cioè una nave che trasporta gas naturale liquefatto, e a inizio marzo era stata danneggiata da alcune esplosioni: la Russia ha accusato l’Ucraina di avere attaccato la nave con droni esplosivi, come aveva già fatto in passato. Non è ancora chiaro dove sarà portata ora la nave.

Sui social circolano video della metaniera assicurata a un rimorchiatore. Uno è stato condiviso dal giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, che è un esperto tra le altre cose di tracciamenti delle navi nel Mediterraneo.

Nei giorni scorsi la National Oil Corporation, la compagnia petrolifera nazionale della Libia, aveva fatto sapere di avere coinvolto una società specializzata nel recupero dei relitti. Se n’era occupata perché la Arctic Metagaz era stata sospinta dalle correnti e dal vento al largo della Libia, dove ci sono varie piattaforme petrolifere tra cui una di Eni, chiamata Bouri. Eni è nominata nel comunicato della National Oil Corporation: al Post la società ha detto che già da lunedì mattina la metaniera era stata trascinata dalla corrente a distanza di sicurezza dalla sua piattaforma e che le operazioni di recupero erano gestite solo dalle autorità libiche, con cui Eni si è coordinata per il monitoraggio del relitto.

Nelle scorse settimane vari governi europei, tra cui quello italiano, si erano detti molto preoccupati del rischio di danno ambientale. Non è chiaro al momento se in effetti ci siano stati sversamenti di gasolio, usato come carburante, o dispersioni di gas.

L’Ucraina non ha finora confermato di avere attaccato l’Arctic Metagaz, che però figura in un elenco del governo ucraino in cui sono nominate le navi accusate di fare parte della “flotta fantasma” russa, cioè quelle navi (anche non russe) che trasportano clandestinamente il petrolio e il gas per aggirare le sanzioni contro la Russia. Gli attacchi coi droni alle navi e alle raffinerie russe sono un modo dell’Ucraina di mostrare di poter colpire la Russia in uno dei suoi settori più redditizi, necessari per finanziare la sua guerra di invasione.