La città dei gemelli
A Igbo-Ora, in Nigeria, ne nascono moltissimi di più rispetto alla media, ma non è chiaro perché

Igbo-Ora è una città di quasi 200mila abitanti nel sud ovest della Nigeria, un centinaio di chilometri a nord di Lagos. È famosa in tutto il mondo fin dagli anni Settanta per un insolito primato: la quantità di gemelli in rapporto alle nascite totali. C’è una probabilità di partorire gemelli quasi quattro volte maggiore rispetto alla media mondiale. Nel mondo i parti di gemelli dizigoti (nati da cellule uovo diverse fecondate da spermatozoi diversi) sono in media 12 ogni mille; a Igbo-Ora, secondo le stime più prudenti, sono 45 ogni mille.
Non c’è una spiegazione scientifica conclusiva di questa eccezionalità, sebbene sia un caso di studio da decenni. Nel tempo è diventata una caratteristica molto identitaria e celebrata dalla stessa città, che dal 2018 organizza ogni anno un festival a cui partecipano persone da tutto il mondo, gemelli e non. Nel centro di Igbo-Ora è stata anche eretta una statua che raffigura una madre con in braccio due gemelli.
Una ricerca pubblicata nel 2020 sulla rivista scientifica PLOS One concluse che la percentuale molto alta di parti gemellari nella Nigeria occidentale fosse riconducibile a tratti genetici nei gruppi etno-linguistici Yoruba e, in misura minore, Hausa. E la concentrazione di relazioni tra consanguinei e matrimoni all’interno della stessa comunità potrebbe aver favorito nel tempo la persistenza di quei tratti ereditari.

Due gemelle ventunenni con in braccio una coppia di gemelle di una loro parente, durante il festival dei gemelli a Igbo-Ora, nel 2022 (AP Photo/Sunday Alamba)
La ricerca si concentrò anche sui presunti fattori ambientali. A Igbo-Ora è molto diffusa, per esempio, la convinzione che la grande quantità di gemelli sia correlata a determinate abitudini alimentari della popolazione femminile nella regione. In particolare al consumo di àmàla, un piatto tipico a base di manioca, un tubero molto coltivato in Africa occidentale, e di una zuppa preparata con foglie di gombo (o okro), una pianta della stessa famiglia del carcadè.
Dai dati della ricerca la correlazione più forte emergeva però con il consumo di un alimento che le persone intervistate non indicavano come principale fattore influente sulla gemellarità: l’igname bianco, un altro tubero. In ogni caso, nessuna correlazione con abitudini alimentari bastava a spiegare l’eccezionalità di Igbo-Ora, dato che gli stessi alimenti sono regolarmente consumati anche in comunità limitrofe che hanno percentuali di parti gemellari più basse.
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Secondo gli autori e le autrici della ricerca è possibile che l’alimentazione e altri fattori ambientali abbiano una qualche influenza sui fattori genetici, perché possono produrre importanti cambiamenti nei processi di attivazione o non attivazione dei geni (modifiche epigenetiche). Ma non esistono prove scientifiche conclusive che un certo tipo di alimenti o un altro singolo fattore ambientale sia la causa diretta delle nascite gemellari a Igbo-Ora. «Il concepimento di gemelli dipende principalmente dalla genetica e dalla storia biologica di ogni persona», ha detto al quotidiano El País Peter Enyievi, nutrizionista dell’università di Calabar, nella parte sud orientale del paese.

Due gemelle 48enni, durante il festival dei gemelli a Igbo-Ora, nel 2022 (AP Photo/Sunday Alamba)
Molte persone a Igbo-Ora insistono comunque molto sulla relazione tra la prevalenza dei gemelli e l’alimentazione della popolazione. Ne fanno una questione di tradizioni e anche di micronutrienti nel suolo. Secondo alcune c’entrano le materie prime utilizzate per cucinare i piatti tipici, persino l’acqua usata per le zuppe, al punto che usarne una proveniente da un altro luogo non è la stessa cosa.
Nella cultura Yoruba, presente soprattutto in Nigeria ma anche nei vicini Benin, Togo e Ghana, c’è poi una diffusa convinzione che i gemelli siano una benedizione divina e un segno di buon auspicio, perché si pensa portino prosperità e protezione. «Le persone ci restano male se i parti non sono gemellari», disse alla BBC una nonna di due gemelli (a sua volta gemella, sorella di un’altra coppia di gemelli e madre di due gemelli).
Secondo una leggenda tramandata oralmente, il villaggio di Igbo-Ora fu fondato nel XIV secolo da un principe in esilio dell’Impero Oyo, un impero Yoruba che occupava la zona occidentale e meridionale della Nigeria, tra i più vasti dell’Africa precoloniale. Al principe fu detto di fare delle offerte votive alle divinità Yoruba, diverse per ogni coppia di divinità, e in cambio il villaggio fu benedetto con il dono della prevalenza dei gemelli. L’idea che portino fortuna e protezione è così radicata che le persone sono incoraggiate, anche inconsciamente, a sposare chi proviene da famiglie che hanno avuto gemelli.
La loro centralità è attestata anche da quanto sono rappresentati nelle arti figurative: nelle case di alcune famiglie a Igbo-Ora c’è ancora oggi un piccolo altarino in cui vengono esposte e tramandate statuine di legno intagliate chiamate ìbejì, con tratti umani stilizzati.

Una donna accarezza una coppia di ìbejì dedicati ai suoi due figli gemelli defunti, in Benin, nel 2015 (Eric Lafforgue/Art in All of Us/Getty Images)
Secondo una tradizione molto antica, le ìbejì venivano realizzate quando nella famiglia un gemello moriva, alla nascita o durante l’infanzia. Si credeva che custodissero simbolicamente lo spirito del bambino o della bambina defunta, e proteggessero la salute del gemello sopravvissuto e di tutta la famiglia. È una tradizione che nel tempo è andata quasi completamente perduta, e oggi è possibile osservare le ìbejì soprattutto nei musei di diversi paesi del mondo, in collezioni che da tempo stimolano un interesse crescente.
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