Il varco di Rafah è stato riaperto per la prima volta da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente

Il varco di Rafah verso la Striscia di Gaza, in Egitto, 2 febbraio 2026 (AP/Mohamed Arafat)
Il varco di Rafah verso la Striscia di Gaza, in Egitto, 2 febbraio 2026 (AP/Mohamed Arafat)

Il varco di Rafah, che permette il passaggio tra il sud della striscia di Gaza e l’Egitto, è stato riaperto per la prima volta dal 28 febbraio, cioè quando Israele decise di chiuderlo «per motivi di sicurezza» legati all’inizio dei bombardamenti compiuti assieme agli Stati Uniti sull’Iran. Nella Striscia di Gaza c’è ancora una forte presenza di Hamas, che è alleato dell’Iran e avrebbe potuto avviare una campagna di attacchi contro Israele (come ha fatto il gruppo libanese Hezbollah, anch’esso sostenuto dall’Iran). Il varco continua a essere soggetto a molte limitazioni e controlli, sia da parte di Israele che da parte dell’Egitto.

Il Cogat, cioè la divisione dell’esercito israeliano che gestisce i movimenti tra Israele e la Striscia di Gaza, aveva detto che la chiusura del varco non avrebbe avuto un impatto sulla consegna degli aiuti umanitari, da cui dipende la popolazione nella Striscia di Gaza. In realtà dall’inizio della guerra il numero di camion che sono riusciti a entrare nella Striscia è diminuito dell’80 per cento, causando un incremento dei prezzi di beni alimentari e carenza di medicinali.

Secondo gli annunci di Israele il varco avrebbe dovuto riaprire ieri, ma non è chiaro perché ciò non sia accaduto. La notizia della riapertura effettiva giovedì è stata data per prima da Al-Qahera News, un sito di informazione legato al governo egiziano, secondo cui il varco è stato aperto in entrambe le direzioni. In territorio egiziano sono presenti alcune ambulanze per farsi carico dei palestinesi che lasciano la Striscia per motivi sanitari.

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